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10 Marzo 2026 - 08:31
NAPOLI. Era l’unico luogotenente del clan Rinaldi di San Giovanni a Teduccio in libertà, anche se come latitante a partire da giugno dell’anno scorso. Ciro Grassia detto “Ciruzzo”, 62 anni, era sfuggito all’ordine di carcerazione emesso nei suoi confronti dopo una condanna per camorra diventata definitiva. Ma secondo gli inquirenti e i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli aveva mantenuto i contatti con gli altri affiliati, rimanendo in zona nella maggior parte del periodo trascorso da uccel di bosco. Così, le ricerche si sono intensificate nel quartiere d’origine e l’altro ieri sera è stato arrestato addirittura nella sua abitazione, dove presumibilmente era andato per cambiarsi gli abiti e rifornirsi di provviste alimentari, oltre che per salutare i familiari.
Le indagini per rintracciarlo sono andate avanti con metodi tradizionali e con tecnologie avanzate a San Giovanni a Teduccio, dove secondo la Dda avrebbe continuato ad esercitare il controllo del territorio. Infatti i militari dell’Arma hanno fatto centro. A carico di Ciro Grassia è la seconda condanna passata in giudicata: la prima, per estorsione aggravata dal metodo mafioso, l’ha già scontata interamente dal 2019 al 2024. Anche in questo caso il provvedimento restrittivo è partito dalla procura generale. È il fratello più grande di Sergio, soprannominato “Sergiolino”, luogotenente principale alla corte del clan Rinaldi, composto da diversi fratelli che di volta in volta si sono succeduti al vertice.
Il 62enne arrestato e il congiunto sono considerati dei fedelissimi dei ras del rione Villa, come dimostra una circostanza in particolare: le loro abitazioni sono state bersaglio di diverse stese compiute dagli storici nemici di camorra, i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio. A giugno 2019 “Ciruzzo” aveva subito il primo rosso dispiacere giudiziario della sua vita. Sul suo capo pendeva un ordine di carcerazione, conseguente a una condanna definitiva, per scontare cinque anni di reclusione. La Cassazione nel dicembre precedente lo aveva ritenuto, in terzo e ultimo grado, colpevole di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Inizialmente tutti e sette i pregiudicati coinvolti nell’inchiesta e destinatari del provvedimento restrittivo, tra cui il fratello Sergio, si erano resi irreperibili. Poi uno alla volta si sono consegnati o, come nel caso di Ciro Grassia, sono stati arrestati.
A stringergli le manette ai polsi pensarono i carabinieri della sezione “Catturandi” del Nucleo investigativo di Napoli. Gli investigatori scovarono il ricercato seguendo la moglie da Napoli ad Acerra. La donna fu seguita in macchina. Aveva noleggiato un’auto, incontrandosi con il marito vicino a un supermercato. Ma all’interno c’era troppo gente e i militari attesero che la coppia uscisse ed entrasse in un vicino negozio di ottica per comprare un paio di occhiali da vista. Nemmeno il tempo per varcare la soglia per riprendere la vettura parcheggiata nei dintorni che scattò il blitz. Meno movimentata invece la cattura di domenica sera.
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