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Il caso
11 Marzo 2026 - 08:02
Il ministro Orazio Schillaci e il sindaco Gaetano Manfredi
NAPOLI. «Ci sono inchieste in corso e gli ispettori del Ministero che stanno redigendo i verbali delle ispezioni. Stiamo aspettando i risultati». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a margine di un convegno a Napoli, presso l’azienda Kineton, sul tea “L’evoluzione digitale al servizio del paziente”, risponde così a chi gli chiede un commento sulla vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni morto il 21 febbraio dopo che il 23 dicembre scorso gli era stato impiantato un cuore “bruciato’ al Monaldi a causa del trasporto con ghiaccio secco dall’Alto Adige.
«Non so quali possano essere i tempi per la decisione, credo quelli fisiologici» sottolinea l’esponente del Governo. Intanto, i carabinieri del Nas di Napoli e quelli di Trento e Bolzano stanno continuando a sentire il personale sanitario, rispettivamente al Monaldi e al San Maurizio, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Domenico nella quale sono indagati sette medici del nosocomio napoletano. Il 28 aprile, all’Istituto di Medicina legale di Bari, i periti del Tribunale e quelli degli indagati si confronteranno su una serie di accertamenti sul cuore malato di Domenico e quello danneggiato che gli era stato trapianto.
Intanto, in Procura a Napoli potrebbero essere ascoltati gli infermieri del reparto che aveva a capo il chirurgo Guido Oppido. E i genitori che avevano espresso solidarietà al cardiochirurgo indagato dalla Procura di Napoli replicano alle critiche via social ricordando «“a chi ci domanda avreste sottoscritto quel comunicato, se vi fosse morto un figlio?' non sa che anche tra noi ci sono genitori che, purtroppo, hanno perso i loro figli cardiopatici; non sa che i nostri figli vivono sempre sul filo del rasoio». Ribadendo di avere avuto sempre rispetto per il dolore dei genitori di Domenico, il gruppo sottolinea che si è inteso «solo esprimere la loro autentica riconoscenza al professore Oppido e ai medici del Monaldi».
IL PIANO DI RIENTRO E LE LISTE DI ATTESA IN CAMPANIA. Schillaci, intanto, a margine dell’appuntamento a Napoli affronta anche la questione dell’uscita della Campania dal piano di rientro sanitario: «Ci siamo visti più di una volta col presidente Fico e stiamo lavorando in quella direzione». Interlocuzione che il titolare della Salute definisce «ottima» anche quella questione delle liste di attesa che, dice, «è un problema atavico che investe un po’ per tutte le regioni d’Italia.
Mi aspetto un cambio di passo, sono certo che ci sarà, perché parliamo di una problematica che rappresenta per i cittadini la parte meno bella del nostro servizio sanitario nazionale che, comunque, io difendo perché è veramente pieno di tante eccellenze».
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA SANITÀ. Il ministro parla anche della questione dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario che, dice, «deve essere di supporto, al centro rimane l’individuo e la medicina deve continuare a basarsi sul rapporto medico-paziente. Potrà veramente migliorare tanti aspetti della nostra sanità, che rimane una sanità pubblica di livello, ma che ha bisogno di una maggiore modernità per venire incontro a ciò che i cittadini vogliono, ovvero una sanità più vicina, più sensibile ai tanti cambiamenti che ci sono stati in questi anni. Quindi io credo che sia un’opportunità da non perdere per avere una migliore sanità pubblica nei prossimi anni».
Sull’importanza della digitalizzazione in sanità Schillaci è chiaro: «Può portare un migliore accesso alle cure, più equità, minori discrepanze tra le varie regioni, anche tra le aree urbane e i piccoli centri, una sanità più efficiente, più moderna, più vicina ai cittadini. Ed è in questa direzione che il Governo si sta muovendo».
L’IMPORTANZA DELLA CYBERSICUREZZA. L’esponente dell’esecutivo nazionale ritiene «fondamentale investire in cybersecurity perché oggi molto di quello che fa l’ospedale è dato da computer e dall’intelligenza artificiale. Personalmente ho sempre l’incubo che qualcuno possa penetrare nei sistemi ospedalieri, perché questo comporterebbe un blocco delle sale operatorie e della diagnostica , vorrebbe dire bloccare le sale operatorie, la diagnostica per immagini».
Infine: «Credo che dobbiamo guardare con grande attenzione a questo e investire in cybersecurity, perché i dati sanitari rappresentano uno strumento indispensabile per il miglioramento delle cure ma hanno un valore economico importantissimo. Per questo motivo dobbiamo gestirli in maniera adeguata per la sicurezza dei cittadini affinché il loro utilizzo migliori le cure e l’accesso alle stesse».
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