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L'intervista
11 Marzo 2026 - 08:15
Il presidente della Camera degli avvocati tributaristi, Michele Di Fiore
NAPOLI. La rottamazione-quinquies, entrata in vigore all’inizio del 2026, ha riaperto il dibattito sul rapporto tra fisco, contribuenti ed enti locali. Accanto alla definizione agevolata dei carichi erariali, la normativa consente anche a Comuni e Regioni di adottare strumenti analoghi per la riscossione dei tributi di propria competenza. Un’opportunità che, secondo molti osservatori, potrebbe incidere in modo significativo sui bilanci degli enti territoriali. Ne parliamo con Michele di Fiore, presidente della Camera degli Avvocati Tributaristi di Napoli.
Presidente di Fiore, partiamo dalle basi: cos’è la rottamazione-quinquies e perché è così rilevante?
«La rottamazione-quinquies è una forma di definizione agevolata che consente al contribuente di estinguere determinati debiti fiscali pagando esclusivamente il tributo o il contributo originario, senza sanzioni e interessi di mora. Non si tratta di un condono, perché il debito principale resta integralmente dovuto, ma di uno strumento che rende l’obbligazione sostenibile e, soprattutto, concretamente esigibile».
Cosa la distingue dalle precedenti rottamazioni?
«Si inserisce nel solco delle misure precedenti, ma con un perimetro più definito e una maggiore attenzione alla sostenibilità finanziaria. Il dato centrale, a mio avviso, non è solo l’arco temporale dei carichi coinvolti, quanto la logica di fondo: chiudere in modo ordinato posizioni debitorie che, nelle condizioni attuali, rischiano di restare aperte indefinitamente».
Un punto molto discusso riguarda il ruolo degli enti locali. Cosa prevede la normativa per Comuni e Regioni?
«La legge riconosce agli enti territoriali la facoltà di adottare proprie forme di rottamazione per i crediti di loro competenza, come Imu, Tari, canoni patrimoniali e altre entrate locali. Non è un automatismo: è necessaria una deliberazione dell’ente, che definisca criteri, modalità e termini applicativi. Si tratta di un’espressione concreta dell’autonomia finanziaria riconosciuta agli enti locali».
Perché questa possibilità è particolarmente importante per il Comune di Napoli?
«Napoli presenta da anni un volume molto elevato di crediti non riscossi, iscritti in bilancio come residui attivi ma difficilmente trasformabili in incassi effettivi. Questa situazione incide negativamente sulla solidità e sulla trasparenza dei conti pubblici, limitando la capacità di programmazione dell’amministrazione».
In che modo la rottamazione-quinquies potrebbe incidere sui bilanci comunali?
«Consentirebbe di trasformare crediti “virtuali” in entrate effettive. È preferibile incassare oggi il tributo dovuto, anche senza sanzioni e interessi, piuttosto che mantenere in bilancio somme che, realisticamente, non verranno mai riscosse. Si tratta di un’operazione di verità contabile e di razionalizzazione delle finanze locali».
C’è anche un vantaggio sul piano amministrativo?
«Certamente. Si riduce il contenzioso, si alleggerisce il carico gestionale degli uffici e si liberano risorse da destinare ai servizi pubblici e agli investimenti. Una riscossione più efficiente è nell’interesse non solo dell’ente, ma dell’intera collettività».
Alcuni sostengono che la rottamazione “premi” chi non ha pagato.
«È una critica comprensibile, ma occorre guardare alla realtà dei fatti. Nella maggior parte dei casi, l’alternativa concreta non è tra incasso integrale e rottamazione, bensì tra rottamazione e mancato incasso. La definizione agevolata non incentiva l’evasione, ma favorisce la regolarizzazione di posizioni che altrimenti resterebbero irrisolte».
Quindi c’è un vantaggio per il Comune?
«Il Comune valuti la rottamazione non come atto di indulgenza, ma come scelta di buona amministrazione, responsabilità finanziaria e realismo contabile. Napoli ha bisogno di bilanci più trasparenti e di strumenti concreti per recuperare risorse: l’occasione che non dovrebbe essere trascurata».
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