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Il caso
11 Marzo 2026 - 08:26
Nella foto Antonio Meglio durante l’aggressione di giovedì sera; nel riquadro uno scatto pubblicato sui suoi canali social
NAPOLI. Salma sequestrata, autopsia e apertura di un’inchiesta. Antonio Meglio era molto agitato, pronunciava frasi sconnesse e alternava momenti di lucidità ad altri di confusione già giovedì notte, quando è arrivato a Poggioreale. Al punto che il medico del carcere aveva chiesto per lui un Tso (trattamento sanitario obbligatorio) e l’avvocato Gianluca Sperandeo, suo difensore, il ricovero in una struttura sanitaria specializzata in cure psichiatriche.
Così ora, dopo il suicidio per impiccagione del 39enne aspirante avvocato di Pianura in un bagno dell’ospedale San Giovanni Bosco, la famiglia vuole sapere se la tragedia poteva essere evitata. La Procura ieri ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia, cosicché appare scontata l’apertura di un’inchiesta. Tanto più che il penalista ha annunciato un esposto per chiedere che venga fatta chiarezza su come sia stato assistito il detenuto, in stato d’arresto da giovedì sera prima nel penitenziario napoletano e poi in due ospedali, piantonato.
L’indagine potrebbe anche vertere sul mancato uso di lenzuola di carta, inutilizzabili per tentare il suicidio. Per i dirigenti sindacali della polizia penitenziaria, Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio dell’Uspp, si tratta dell’ennesimo decesso «frutto del fallimento delle Rems (residenze per le misure di sicurezza), con pochi posti disponibili in Campania per giunta in località difficilmente raggiungibili, create al posto degli ospedali psichiatrici giudiziari».
Mentre Samuele Ciambriello, garante dei detenuti, snocciola dati allarmanti: «Dall’inizio dell’anno in Italia sono già undici le persone che si sono tolte la vita, di cui due in Campania. Si muore per malattia, overdose, incuria, abbandono e suicidandosi». Antonio Meglio si è ucciso impiccandosi in un bagno del reparto di psichiatria dell’ospedale San Giovanni Bosco, dov’era stato trasferito dall’Ospedale del Mare dopo che per due volte si era scagliato con la testa contro un muro.
I medici del nosocomio di Ponticelli avevano capito la gravità delle condizioni psichiche del 39enne, chiedendo aiuto ai colleghi della struttura dell’Arenaccia, dotata di un reparto psichiatrico. Ma la mente del 39enne non ha retto allo stress e alle 21 e 40 dell’altro ieri è andato nel bagno della stanza, portandosi dietro un lenzuolo con il quale si è impiccato.
Pochi minuti ed è scattato l’allarme, ma per lui non c’era più nulla da fare. Era stato arrestato per aver ferito a coltellate sulla linea C132 la penalista Alessia Viola, che nemmeno conosceva, scelta a caso.
Era turbato e voleva giustizia, ha raccontato sia ai carabinieri che al pm e al gip, per una truffa amorosa subita da una escort che si era finta innamorata di lui. Aveva raccolto le prove in una pendrive, sequestrata, ma giovedì non era riuscito a presentare la denuncia. «Mi sentivo minacciato, così sono salito sul pullman. Volevo fare un gesto eclatante per attirare l’attenzione di Nicola Gratteri», si era difeso.
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