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Ragazzino ucciso dal clan, i pentiti in aula non convincono: verdetto ribaltato nell’appello-bis

Troppi dubbi sul movente: scagionati il ras Andolfi e Amodio

Ragazzino ucciso dal clan, i pentiti escussi in aula non convincono

Nei riquadri il ras di Barra Andrea Andolfi, alias “’o minorenne”, e il coimputato Vincenzo Amodio

NAPOLI. Quattordici collaboratori di giustizia e un iter investigativo e giudiziario lungo quasi trent’anni non sono bastati a dare un nome e un volto ai killer del quattordicenne Giovanni Gargiulo, ammazzato senza alcuna pietà per il solo fatto di essere il fratello di Costantino Gargiulo, presunto componente del gruppo di fuoco del clan Formicola, all’epoca da poco transitato tra le fila dei pentiti.

Per quell’atroce delitto la giustizia aveva stabilito la colpevolezza del ras dei Cuccaro, Andrea Andolfi “’o minorenne”, e di Vincenzo Amodio. Entrambi condannati a 30 anni di carcere in primo grado e in appello. Dopo l’annullamento della Cassazione, ieri mattina il clamoroso colpo di scena.

La quarta sezione della Corte di assise di appello di Napoli, ribaltando completamente il verdetto, ha assolto con formula piena i due imputati per non aver commesso il fatto. Decisive si sono rivelate ai fini del verdetto le argomentazioni portate in aula dal pool difensivo, rappresentato dagli avvocati Leopoldo Perone e Michele Basile per Andolfi, e dagli avvocati Giuseppe Milazzo e Danilo Di Cecco per Amodio.

Nell’appello-bis, su richiesta della Procura generale, sono stati escussi i collaboratori di giustizia Fabio Caruana, Gaetano Cervone e Massimo Alberto. Ma proprio le loro dichiarazioni non sono state sufficienti a confermare le condanne precedentemente inflitte. A non convincere i giudici della quarta sezione sono state soprattutto le divergenze emerse in ordine al movente.

Il ragazzino, stando a quanto emerso dalle indagini culminate negli arresti del 2015, sarebbe stato eliminato nell’estate 1998 per diversi motivi, secondo la legge dei clan. Uno di questi era che suo fratello Costantino aveva partecipato all’omicidio di Salvatore Cuccaro.

Suo fratello era un affiliato al clan Formicola di San Giovanni a Teduccio. A parlare di questo truce delitto è stato soprattutto il collaboratore di giustizia Gaetano Cervone, ex killer e ras del clan Andolfi-Cuccaro di Barra e affiliato storico alla cosca. Ha deciso di pentirsi nel 2014 e ai pm della Dda ha raccontato per filo e per segno decine e decine di omicidi. Uno di questi era appunto il delitto di Giovanni Gargiulo.

«Devo premettere - mise a verbale il collaboratore di giustizia - che si tratta di un brutto ricordo perché si trattava proprio di un bambino. All’epoca ero latitante e Michele Cuccaro era venuto a trovarmi nel la zona della cosiddetta “Villa” dove io ho trascorso quasi tutta la mia latitanza e dove sono stato poi arrestato. Mi disse che aveva intenzione di colpire Costantino Gargiulo perché non solo faceva parte del gruppo Formicola, ma si era saputo che aveva fatto da filatore nell’omicidio Cuccaro. Il giorno dell’omicidio Michele Cuccaro mi raggiunse nel posto che noi chiamavamo il corso Sirene e disse che il lavoro era stato fatto».

Il “lavoro” era l’omicidio del ragazzino. Poi riferì chi secondo lui erano i responsabili: «Fu Cuccaro a dirmi che erano stati Vincenzo Amodio, Carmine Cuccaro di Luigi e Andrea Andolfi».

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