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L'archeologia del dolore
11 Marzo 2026 - 17:22
Il volto della sofferenza di una vittima di Pompei
POMPEI. «Questa è la più grande sfida museografica che abbiamo affrontato, perché abbiamo dovuto scongiurare il rischio di spettacolarizzare la visita, facendola apparire un divertimento. E renderla invece per quella che è: un momento toccante in cui incontriamo uomini e donne colti dalla morte mentre scappavano». Gabriel Zuchtriegel ha spiegato come e perché ora nel Parco archeologico di Pompei è stato dedicato un percorso ai calchi delle vittime umane dell'eruzione del 79 d.C.. Sono resti umani che hanno peregrinato tra le domus dove erano stati rinvenuti e in spazi di altro genere, ma mai avevano ricevuto un luogo adeguato al forte impatto che imprimono nel visitatore.

«C’è anche un bambino di tre anni, che si era perduto, lo immagino da solo e spaventato mentre vagava nella casa del "Bracciale d’oro” dove è stato ritrovato» ha spiegato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, inaugurando questa mattina il nuovo allestimento museale nella Palestra grande, di fronte all'Anfiteatro.
Nelle sue parole sono trapelate le emozioni che si provano nel visitare quel corridoio appena aperto al pubblico. «Abbiamo tentato di evitare anche il rischio di estetizzare i calchi, che non sono statue, ma vite umane che esigono rispetto. Quindi – ha proseguito Zuchtriegel – ci siamo chiesti come esporre i calchi».

«A livello internazionale - ha spiegato - si sta diffondendo la tendenza di escludere i resti umani dai musei, di non esporli, come ad esempio le mummie. Questa, secondo me, è una teoria antidemocratica, perché questi reperti finiscono in tal modo di essere spostati in sezioni dove possono vederli solo gli esperti, sottraendoli alla conoscenza generale. Per questo abbiamo voluto allestire un linguaggio museografico a metà tra memoriale ed archivio, rinunciando a colori accesi o a titoli spettacolari. Abbiamo messo all’inizio del percorso un appello a fare silenzio e un avviso per chi sceglie di visitare la sezione delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 dC. Questa, infatti, potrebbe essere denominata l’”archeologia del dolore”, che mai esclude la questione umana, spirituale e psicologica in essa rappresentata».


All'inaugurazione ha preso parte anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli. «In questo fermo immagine c'è rispetto. Questo piccolo sacrario, una galleria del dolore al cui ingresso c'è scritto 'silenzio', dona ai visitatori un verismo della memoria che combina la pietas alla tecnologia, con la capacità di operare una restituzione fredda di un quadro tragico e spettacolare. In esso c'è un progetto molto coraggioso e molto potente di rendere al visitatore l'immagine del dolore, con i cadaveri di una morte acerba - così il ministro - Ho visto un bambino, una coppia, forse due amanti sui quali la sorte ha sparso la cenere. La pietas con cui è stato allestito questo percorso è giustizia, intesa come rispetto che meritano tutte le tragedie umane».

L’esposizione prevede anche una sezione dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali. La sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano il visitatore che sta per entrare in un ambiente dove si viene a contatto con “il momento della morte improvvisa”. Avrà, pertanto, la possibilità di scegliere se affrontare, o meno, la visita.


L'allestimento è arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista all'archeologo Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini.
Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille. La visita all’esposizione è inclusa nel biglietto di accesso agli Scavi. Ingresso consigliato: piazza Anfiteatro.

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