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San Giovanni a Teduccio

Agguato a due passi dalla scuola, c’è il clan D’Amico dietro il delitto

Testimoni in fuga, la zona dell’imboscata non era coperta da telecamere

Agguato a due passi dalla scuola, c’è il clan D’Amico dietro il delitto

Le indagini sul delitto sono condotte dalla Squadra mobile e dal commissariato di zona; nel riquadro la vittima Salvatore De Marco, detto “Savio”

NAPOLI. Un omicidio chirurgico: compiuto in un luogo non coperto da telecamere e nei pochi minuti in cui la moglie si era allontanata per entrare in un negozio, non assistendo quindi agli spari contro il marito. L’agguato a Salvatore De Marco, 34enne nipote dei boss Rinaldi del rione Villa di San Giovanni a Teduccio, comincia ad apparire meno misterioso.

Le indagini degli investigatori della Squadra mobile della questura avrebbero acquisito le prime certezze: scartata subita l’ipotesi di una fibrillazione interna al clan, la pista più seguita se non l’unica condurrebbe al gruppo D’Amico “Gennarella”. Continuando così una guerra cominciata anni fa tra le due famiglie di malavita e culminata nella sparatoria costata la vita a Luigi Mignano, cognato dei ras Rinaldi.

I due agguati sono avvenuti a poca distanza dalla scuola “Vittorino da Feltre”, dove si è tenuta ieri pomeriggio una riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in cui sono state decise nuove misure di controllo del territorio: più uomini, più mezzi e maggiore tecnologia.

È una zona in cui esiste un fermento culturale e sociale, anche grazie a iniziative della Municipalità come in occasione del recente carnevale, ma su cui la cappa della criminalità organizzata è ancora opprimente. Le indagini sull’omicidio di Salvatore De Marco detto “Savio”, chiarita la probabile appartenenza dei killer al clan D’Amico, sono indirizzate verso la ricerca del movente.

Perché è stato scelta come vittima il 34enne nipote di Ciro “my way” e Gennaro “’o lione”? Questo è ancora misterioso, a meno che i nemici di camorra non volessero colpire un bersaglio simbolico. Fatto sta che il 2 marzo scorso con una raffica di proiettili si è riaperta in modo clamoroso la guerra tra il clan con base nel rione Villa e i D’Amico “Gennarella”, alleati storici dei Mazzarella.

De Marco aveva appena parcheggiato in via Sorrento e stava aspettando la moglie quando una moto con due uomini in sella si è affiancata dal lato guida. Uno dei due ha estratto una pistola calibro 7,65 e ha esploso in rapida successione otto proiettili, quattro dei quali hanno centrato il 34enne al torace e all’addome. Poi la fuga mentre le decine di persone che si trovavano nei dintorni nel popoloso rione Villa gridavano terrorizzate.

Il ferito è stato soccorso da alcuni passanti e trasportato in auto all’Ospedale del Mare, dove però è giunto cadavere. In pochi minuti una folla di familiari e amici ha invaso la struttura sanitaria tra la disperazione generale, ma non si sono verificati incidenti.

Sono partite le indagini dei poliziotti della Squadra mobile della questura con i colleghi della squadra giudiziaria del commissariato San Giovanni-Barra, coordinate dalla Dda. Investigatori che oltre all’assenza di immagini di telecamere pubbliche o private, non hanno trovato nessun testimone oculare.

La moglie di “Savio”, che era in un negozio vicino, sentendo il rumore dei colpi si è precipitata fuori ma non è riuscita a vedere i sicari che fuggivano, se non in lontananza.

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