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Rapporto “Dis(armati)”
13 Marzo 2026 - 08:32
NAPOLI. Il nuovo rapporto "Dis(armati)" realizzato dal polo di ricerca di Save the Children scatta una fotografia inquietante della criminalità minorile in Italia, dedicando un focus drammatico e approfondito alla città di Napoli. Nel capoluogo campano, durante il solo primo semestre del 2025, sono stati ben ventisette i minori denunciati o arrestati per il reato di omicidio.
Si tratta di un dato che definire allarmante è quasi riduttivo, poiché conferma come i fatti di sangue tra giovanissimi abbiano raggiunto frequenze senza precedenti, colpendo duramente quartieri storici e fragili come la Sanità e i Quartieri Spagnoli, dove la violenza sembra essersi normalizzata nel tessuto quotidiano.
Secondo l'analisi degli esperti che hanno curato il documento, le organizzazioni criminali che operano a Napoli arruolano sistematicamente ragazzini di quattordici o quindici anni per ragioni puramente strategiche e ciniche. Questi giovani profili costano meno alle casse dei clan, espongono meno i vertici adulti ai rischi di pesanti condanne giudiziarie e garantiscono una pressione costante, capillare e spietata sul territorio.
Dalle testimonianze raccolte nelle strade di Napoli emerge una rabbia interiore alimentata da un totale disinvestimento affettivo verso la propria vita e quella degli altri. Per molti di questi giovani, il gesto violento appare svuotato di ogni peso specifico, quasi fosse il passaggio di livello di un videogame, dove la necessità sociale di non passare per deboli o "vittime" spinge a scegliere la strada della ferocia pur di ottenere una forma di riconoscimento o un'identità.
A livello nazionale, sebbene l'Italia mantenga tassi di criminalità generale ancora tra i più bassi in Europa, i reati violenti commessi dalla fascia d'età compresa tra i quattordici e i diciassette anni sono in netta e preoccupante crescita. Le denunce per rapina e lesioni personali sono praticamente raddoppiate nell'ultimo decennio, con grandi metropoli come Milano, Roma e la stessa Napoli che occupano costantemente i vertici delle classifiche per numero di segnalazioni.
Il fenomeno è spesso tragicamente aggravato dall'abuso di nuove sostanze psicotrope che azzerano la percezione del rischio e trasformano il disagio sociale latente in un'azione violenta impulsiva e immediata, priva di filtri morali. Antonella Inverno, responsabile della ricerca per Save the Children, avverte con fermezza che affrontare questa emergenza puntando esclusivamente sulla repressione, sulla punizione esemplare e sul controllo rischia di risultare del tutto inefficace, oltre che incoerente con i principi del diritto minorile.
La violenza viene infatti descritta come il sottoprodotto diretto di vuoti educativi profondi, solitudine esistenziale e una cronica mancanza di reali opportunità di crescita legale. Per questo motivo, l'organizzazione invoca un radicale cambio di prospettiva da parte del mondo adulto e delle istituzioni di Napoli e di tutto il Paese.
«L'obiettivo deve essere quello di tornare ad ascoltare i bisogni profondi dei ragazzi, offrendo alternative concrete a un presente che troppo spesso non lascia alcuno spazio alla speranza o alla semplice prospettiva di un futuro diverso» dicono da Save The Children.
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