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il verdetto

Ultima stangata al clan Cimmino

Patto tra boss e imprenditori, tegola dalla Cassazione: 23 condanne diventano definitive

Ultima stangata al clan Cimmino

NAPOLI. Patto tra la camorra dell’area collinare e la sfera imprenditoriale, l’iter giudiziario chiamato a fare luce sull’intreccio con cui il clan Cimmino ha tenuto sotto scacco mezza città arriva finalmente al punto di approdo. Dopo la sfilza di condanne maturate nel 2024 al termine del processo di appello, adesso anche la Corte di Cassazione si è pronunciata. Quella che ne è scaturita è stata una vera e propria stangata. I giudici di piazza Cavour hanno infatti rigettato o dichiarato inammissibili gran parte dei ricorsi proposti dai ventotto imputati, rendendo così definitive le loro condanne. Per molti di loro si riapriranno dunque presto le porte del carcere. Non sono però mancati alcuni importanti colpi di scena. Su tutti, quelli che hanno interessato i cugini Raffaele Sacco, volti noti della ristorazione e della movida napoletana.

La Cassazione, rigettando il ricorso della procura generale, ha confermato l’assoluzione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. A spuntarla sono state dunque ancora una volta le argomentazioni portate in aula dal pool difensivo dei cugini Sacco, composto dagli avvocati Andrea Imperato, Fabrizio Chianese, Alfonso Quarto e Immacolata Carratore. La condanna a carico di Domenico Pellino è stata poi annullata con rinvio, mentre è stata annullato con rinvio in ordine alle circostanze attenuanti quella di Mariangela Russo. Per Gaetano Martino la Cassazione ha invece rideterminato le pena in 8 anni e 10 mesi. Nulla da fare, invece, per gli altri imputati.

In appello erano state rideterminate le seguenti condanne: Antonio Pesce, 4 anni e 6 mesi; Andrea Teano, 19 anni e 8 mesi; Luigi Cimmino (l’ex boss deceduto ad aprile 2025), 18 anni e 3 mesi in continuazione; Vincenzo Pone, 8 anni e 10 mesi; Cosimo Fioretto, 5 anni e 2 mesi; Fabio Rigione, 4 anni e 8 mesi; Salvatore Arena, 9 anni e 6 mesi; Antonio De Luca, 7 anni e 4 mesi in continuazione; Franco Diego Cimmino, 7 anni; Rosario Somma, 8 anni e 8 mesi; Salvatore Pellecchia, 10 anni e 4 Giovanni Napoli, 6 anni e 10 mesi; Mariangela Russo, 5 anni e 6 mesi; Benito Grimaldi, 4 anni e 8 mesi; Giovanni Cirella, 6 anni e 4 mesi; Alessandro Esposito, 9 anni e 1 mese; Eduardo Fiore, 4 anni; Gaetano De Martino, 9 anni e 1 mese; Raffaele Sacco (classe 1968), 6 anni e 2 mesi; Raffaele Sacco (classe 1977), 6 anni e 2 mesi. Condanne confermata invece per Ciro Brandi (3 anni e 6 mesi), Giovanni Caruson (14 anni), Luigi Visone (6 anni), Andrea Basile (18 anni e 4 mesi), Anna Esposito (8 anni e 8 mesi), Mario Simeoli (9 anni e 8 mesi), Domenico Pellino (5 anni e 4 mesi), Francesco Luongo (6 anni), Gaetano Cifrone (6 anni), e Alessandro Esposito (9 anni e 1 mese).

L’inchiesta aveva rivelato le pesanti infiltrazioni del clan Cimmino sul settore degli appalti, soprattutto in ambito sanitario, con la gestione più o meno occulta dei servizi mensa e del trasporto degli infermi negli ospedali della zona collinare. Sullo sfondo anche il racket sui cantieri al Cardarelli.

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