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Studentati, lavori al palo: e “fare” il fuori sede è sempre più caro

A Napoli in cantiere ci sono 840 nuovi posti, ma non saranno pronti a breve e i fitti salgono

Studentati, lavori al palo: e “fare” il fuori sede è sempre più caro

Napoli, dove l'emergenza abitativa per gli universitari è un problema che riguarda tutti gli studenti del Mezzogiorno e oltre, è uno specchio fedele delle difficoltà del Sud ed è dove il quadro nazionale descrive una sfida ancora lontana dall'essere vinta. Sebbene la città partenopea abbia in cantiere 840 nuovi posti letto, il divario con il Nord resta abissale: a Milano se ne prevedono oltre 5.600, mentre città come Bari e Palermo appaiono ancora drammaticamente ferme al palo. Il Pnrr e la corsa contro il tempo.

A quasi tre anni dalle prime proteste in tenda avviate da Ilaria Lamera a Milano e poi allargatesi a Roma, Napoli e Palermo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si trova a metà del guado. Dei 1,2 miliardi di euro stanziati per triplicare i posti letto (passando da 40mila a 100mila), al 14 ottobre 2025 risultava impegnato circa il 49% dei fondi. La scadenza, inizialmente fissata per il 2026, è stata già posticipata a maggio 2027, ma il traguardo dei 60mila nuovi alloggi promessi appare ancora sfocato. Il paradosso dei prezzi "calmierati". Il coinvolgimento massiccio dei privati, reso necessario dall'incapacità degli enti pubblici di gestire una mole così imponente di cantieri in tempi brevi, ha generato quello che molti definiscono il fenomeno deg li "studentati di lusso".

Sebbene il Pnrr imponga tariffe inferiori del 15% rispetto ai valori medi di mercato, il concetto di accessibilità resta relativo. Nelle grandi metropoli come Napoli o Milano, una stanza singola può costare tra i 600 e i mille euro al mese, portando la spesa complessiva per un fuori sede a superare i 1.600 euro mensili. Ricercatori e studenti denunciano come questi canoni, pur se formalmente calmierati, risultino spesso superiori ai prezzi degli appartamenti privati. Ma quel che è più grave è che «il canone medio delle camere singole in studentati privati – si legge nel report di Gabetti – risulta strutturalmente superiore rispetto a quello delle camere singole in appartamento».

Nuove soluzioni: l'accordo Cei-Cdp. In questo scenario critico, una nuova speranza arriva dalla valorizzazione del patrimonio ecclesiastico inutilizzato. Il protocollo d'intesa tra la Cei e il Gruppo Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) è entrato nella fase operativa proprio lo scorso febbraio. L'iniziativa mira a trasformare edifici religiosi non più destinati al culto in residenze universitarie, con l'obiettivo di realizzare mille posti letto a prezzi realmente sostenibili. Le diocesi e gli enti religiosi di tutta Italia, inclusa quella di Napoli, hanno tempo fino al 30 aprile per candidare i propri immobili attraverso un bando che valuterà l'idoneità delle strutture e la loro vicinanza ai poli universitari. Questo progetto pilota punta non solo a dare una risposta all'emergenza abitativa, ma anche a innescare processi di rigenerazione urbana e mobilità sociale, offrendo una valida alternativa pubblica e sociale al mandato puramente remunerativo delle grandi aziende immobiliari.

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