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Il caso

Sit-in delle mamme al Monaldi:«Basta gogna su Oppido». L’avvocato Petruzzi: «Pagliacciata»

I partecipanti: «Vicini alla famiglia di Domenico». Il legale: «Per il piccolo non hanno mai manifestato»

Sit-in delle mamme al Monaldi:«Basta gogna su Oppido». L’avvocato Petruzzi: «Pagliacciata»

NAPOLI. Presidio davanti al Monaldi di un centinaio di familiari di bambini cardiopatici dell’associazione “Battiti” nel corso del quale hanno sentito al telefono il chirurgo Guido Oppido, uno dei sette medici indagati per il trapianto del cuore bruciato costato la vita a Domenico Caliendo. «Siamo qui per ribadire la vicina alla famiglia di Domenico - ha detto Cinzia - ma anche per dire asta alla gogna mediatica contro il dottore Oppido che ha salvato la vita di molti bambini».

E ancora: «Ci tengo a chiarire che siamo stati noi a telefonare al dottore Oppido per mostrargli la nostra solidarietà. Poi la giustizia farà il suo corso nelle sede deputate».

Diversi gli striscioni a favore del cardiochirurgo. Un’iniziativa sulla quale arriva la reazione di Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico, che sottolinea come «Patrizia è addolorata e non ha la forza di intervenire su questa cosa, ma vedere delle mamme che torneranno fortunatamente stasera dai loro figli manifestare davanti al Monaldi per supportare un indagato, sospeso dallo stesso ospedale, quando nessuna di loro è venuta a manifestare il suo cordoglio per la morte di Domenico, è doloroso».

Petruzzi definisce l’iniziativa una «pagliacciata» che, aggiunge, «stride con la compostezza di Patrizia e di questa difesa, che non solo non ha mai avuto una parola fuori posto per la sanità tutta, ma neanche mai si è sognata di manifestare fuori a un ospedale pubblico. Essere un ottimo cardiochirurgo non vuol dire non essere un pessimo trapianto-logo, purtroppo».

A replicare sono i genitori che hanno manifestato e che si dicono «profondamente offesi dalle parole utilizzate dall’avvocato della famiglia Caliendo. Tra le madri presenti c’erano anche donne che, purtroppo, tornano a casa e non trovano più i loro figli. Per questo motivo riteniamo ingiusto e doloroso che il nostro gesto venga liquidato come una “pagliacciata”».

E ancora: «La nostra presenza davanti all’ospedale non nasce da mancanza di rispetto o di sensibilità verso il dolore di una famiglia che ha perso il proprio bambino. Quel dolore lo conosciamo bene e lo rispettiamo profondamente. Non potrà mai essere una guerra tra chi ha perso un figlio e chi no, perché nessuna madre dovrebbe vivere una tragedia simile».

Infine: «Per questo chiediamo rispetto: rispetto per il dolore di tutti e per il diritto di esprimere gratitudine verso chi, per molti dei nostri figli, ha rappresentato una possibilità di vita. Ci colpisce inoltre il tono adottato dall'avvocato della famiglia Caliendo, che sin dall’inizio ha scelto la strada dell’attacco pubblico,. Noi non difendiamo nessuno a prescindere, chiediamo soltanto rispetto, equilibrio e la presunzione di innocenza che dovrebbe valere per chiunque. La giustizia farà il suo corso e sarà quella sede a stabilire la verità».

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