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Rione Sanità
16 Marzo 2026 - 08:38
NAPOLI. Nell’inchiesta sui clan del Rione Sanità, che il 3 marzo scorso ha portato all’emissione di 22 ordinanze di custodia cautelare, viene ricostruito anche un duplice ferimento avvenuto l’8 agosto 2000 nella Galleria Laziale in direzione Fuorigrotta. A sparare contro Pasquale D’Anna e Davide De Luca fu un commando composto da quattro persone in sella a due scooter, che inseguì le vittime anch’esse su un ciclomotore.
Tra i partecipanti, secondo l’accusa e ferma restando la presunzione d’innocenza fino all'eventuale condanna definitiva, ci sarebbe stato Gennaro De Marino detto “Genny”, uno degli emergenti del gruppo Savarese-Pirozzi oggetto dell'ultima indagine dei carabinieri del reparto operativo di Napoli.
Tra le due vittime, Pasquale D’Anna ebbe la peggio e restò in prognosi riservata per diversi giorni mentre Davide De Luca se la cavò con una prognosi di 15 giorni. agli investigatori riferirono di aver subito un tentativo di rapina e di essere stati inseguiti a tutta velocità mentre si allontanavano dopo aver rifiutato di consegnare ai malviventi degli orologi di valore indossati.
A carico di Gennaro De Marino ci sarebbero in particolare due elementi: il motorino ripreso dal sistema di sorveglianza nel corso della sparatoria e la cella telefonica del suo cellulare che agganciava a quell’ora nella zona di Fuorigrotta. Tutto nascerebbe dalla telecamera investigativa posizionata nel Rione Sanità, che in quel periodo monitorava i movimenti dei sospetti affiliati ai clan.
Proprio per la microtelecamera Gennaro De Marino, appena 24enne, è in carcere dal 19 dicembre 20223 nell’ambito di un’altra inchiesta della Procura antimafia, che pure riguarda i giovani emergenti del Rione Sanità. In otto finirono in manette per porto e detenzione illegale di armi da fuoco, reati aggravati dalle finalità mafiose.
I carabinieri, analizzando i video acquisiti dai sistemi di sorveglianza, ricavarono dei fermi immagine poi confrontati con le foto presenti sui profili social dei giovani, riscontrarono la corrispondenza dei volti.
Cosicché scattarono le misure cautelari in carcere del gip, oltre che per il 26enne Alexander Babalyan (poi indagato per l’omicidio di Emanuele Durante) anche per il 24enne Luis Antonio Amodio, il coetaneo Gennaro De Marino, Ciro Esposito, 39 anni, Salvatore La Salvia, 26 anni, Francesco Pio Massaro, 22 anni, Danilo Peraino, 27 anni e Ivan Zinzi, 32 anni. Tutti anch’essi da ritenere innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di colpevolezza.
Le indagini sviluppate tra il 2024 e il 2025 dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Napoli, non soltanto mediante attività tecniche, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza per la disponibilità di molteplici armi da fuoco, funzionali al controllo criminale del territorio al fine di agevolare le attività dell’associazione camorristica clan Sequino/Savarese e di consolidare l’egemonia del gruppo criminale nel rione Sanità di Napoli.
Le successive indagini hanno evidenziato come l'alleanza si sia allargata ai Pirozzi mentre sull’altro fronte ci sarebbero sempre i Vastarella, egemoni nella zona delle Fontanelle.
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