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Centrodestra

Monaldi, «ora si faccia chiarezza»

Dopo l’invio da parte di Fico degli ispettori all’Azienda dei Colli in seguito alla vicenda del piccolo Domenico

Monaldi, «ora si faccia chiarezza»

Raffaele Maria Pisacane, Massimo Pelliccia, Michela Rostan

NAPOLI. Non è solo una verifica su ciò che è accaduto, ma un passaggio che chiama in causa la capacità stessa del sistema sanitario di prevenire, intercettare e correggere per tempo le criticità.

Il caso Monaldi, con la vicenda del trapianto di un cuore bruciata al piccolo Domenico Caliendo, per la delicatezza dell’ambito - i trapianti pediatrici - impone una riflessione che va oltre l’urgenza e investe il funzionamento complessivo dei meccanismi di controllo.

A indicare la linea è Raffaele Maria Pisacane, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e segretario della commissione Sanità. «L’attivazione del Servizio ispettivo sanitario, così come comunicato dal presidente Roberto Fico, rappresenta un passaggio importante perché consente di avviare una verifica formale e approfondita su quanto accaduto. È un atto necessario per fare piena luce su una vicenda estremamente delicata».

Ma il nodo resta il tempo. «Se le criticità oggi oggetto di accertamento erano già presenti, il sistema avrebbe dovuto intercettarle prima. È su questo che la Commissione Sanità intende concentrarsi». Pisacane annuncia quindi un accesso agli atti. «Chiederò di comprendere a che punto fosse la valutazione della delibera 445 da parte del Centro nazionale trapianti, così da ricostruire con precisione la tempistica delle verifiche e dei passaggi istituzionali».

Dalle prime informazioni emergono già alcune direttrici: «Serve chiarezza sul rispetto dei protocolli clinici, sull’organizzazione del percorso trapiantologico e sul funzionamento dei sistemi di controllo e monitoraggio». La seduta monotematica dell’8 aprile sarà solo un primo passaggio: «Se non saremo soddisfatti, proseguiremo il lavoro nelle commissioni Sanità e Trasparenza».

La vicenda impone però anche una riflessione strutturale: «Serve rafforzare la tracciabilità delle procedure e introdurre audit indipendenti e canali di segnalazione tempestivi verso la Regione». E ancora: «Vanno valorizzate le competenze presenti all’interno dell’azienda, per evitare il ricorso a soluzioni esterne come accaduto per la cardiochirurgia pediatrica».

Sulla stessa linea Massimo Pelliccia, capogruppo di Forza Italia: «Quando si parla di sicurezza dei pazienti non possono esserci esitazioni, ed è giusto riconoscere che i provvedimenti adottati sono necessari. Tuttavia, il tema vero resta il ritardo. Queste decisioni arrivano dopo settimane, a fronte di criticità che, da quanto emerge, erano già presenti. Se il presidente ha appreso della vicenda dalla stampa, significa che qualcosa nella catena dei controlli non ha funzionato come avrebbe dovuto».

Da qui una riflessione politica: «Non si tratta di individuare responsabilità in modo sommario, ma di ristabilire un principio: quando accadono fatti così gravi, la risposta non può essere solo tecnica, deve essere anche politica». E aggiunge: «Sarebbe stato necessario valutare anche un segnale di discontinuità nella gestione».

A spostare il baricentro è Michela Rostan, consigliere regionale della Lega e componente della commissione Sanità: «Qui non è più solo una questione di provvedimenti, ma di fiducia. Quando una vicenda così delicata arriva all’opinione pubblica dopo settimane, e quando i familiari non hanno avuto subito tutta la chiarezza necessaria, significa che qualcosa si è rotto nel rapporto tra sanità e cittadini».

Un danno che va oltre il singolo caso. «A uscirne indebolita è stata l’immagine complessiva della sanità campana, a discapito delle tante eccellenze che la caratterizzano». Il punto politico resta però chiaro. «La sanità non può muoversi solo quando cresce la pressione mediatica. Bisogna per questo mettere fine alla lottizzazione delle nomine introducendo criteri chiari che privilegino la meritocrazia. Sentire, poi, che tutto è stato appreso dalla stampa lascia davvero sconcertati».

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