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Camorra
18 Marzo 2026 - 09:03
Nel riquadro il pentito Massimo Molino
NAPOLI. A parlare per primo con i pubblici ministeri antimafia della piazza di spaccio di “Tonino 111” è stato il pentito Massimo Molino, ex affiliato al gruppo Carella.
«Nel rione Berlingieri la cocaina si vende soltanto in via Monte Faito. La piazza è portata avanti da Antonio Bruno e dal cognato Ciro Cardaropoli. È aperta fino a mezzanotte, poi l’attività si trasferisce a casa di quest’ultimo». Ma il collaboratore di giustizia ha fatto riferimento, nelle sue dichiarazioni allegate agli atti dell’inchiesta, anche a un accordo tra il gruppo di “Gigino ’a gallina”, articolazione territoriale del clan Licciardi, e la Vanella Grassi.
«La spartizione del territorio - ha messo a verbale Massimo Molino - riguarda essenzialmente le estorsioni. Il gruppo della Vinella ha competenza sul “Perrone” (altro rione di Secondigliano) e sul rione Berlingieri. Invece il gruppo di Carella, su via Monte Faito fino a via Abate Desiderio e metà parco Acacia di Casavatore e via Caserta al Bravo».
«Quanto allo spaccio di droga - ha continuato il pentito, - non c’è una precisa suddivisione di territori perché la vendita avviene principalmente attraverso i telefonini. L’unica piazza vera e propria, di cocaina, è quella di via Monte Faito 180. Durante lo spaccio su strada la droga è custodita presso i giardinetti, nei pressi dell’albero cosiddetto di Padre Pio, dietro cui c’è un’inferriata con una base di cemento, oppure in un vicoletto adiacente senza uscita: Nella piazza lavorano anche il figlio di Antonio Bruno, che è soprannominato “’o brigante” e fa anche le sigarette, e tale Antonio “’o gemello”. La piazza è attiva da 30 anni e paga 3.000mila euro al mese a Carella». Massimo Molino è ritenuto attendibile dagli inquirenti perché, come ha riferito, «fino al giorno prima di essere arrestato» aveva fatto parte del gruppo di Luigi Carella.
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