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18 Marzo 2026 - 14:47
Non è più solo una vicenda sanitaria. Il caso del Monaldi entra a pieno titolo nel terreno politico e riapre il tema della responsabilità nella gestione delle strutture pubbliche. Dopo l’intervista della direttrice generale Anna Iervolino, è il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Massimo Pelliccia, a intervenire con parole nette.
“L’intervista della direttrice generale non chiarisce, ma conferma le criticità emerse in queste settimane. Non siamo di fronte a un episodio isolato, ma a un problema di governo della struttura”, afferma.
Il punto, per Pelliccia, non è solo ciò che è accaduto il 23 dicembre, ma soprattutto il tempo della reazione. “Di fronte a un evento così grave non può esserci una gestione ordinaria fatta di passaggi interni e verifiche progressive. Serve una capacità immediata di controllo e decisione che, dalle parole della stessa direttrice, appare mancata”.
Nel mirino finisce il linguaggio utilizzato dalla stessa Iervolino nella sua ricostruzione. “Quando si utilizzano espressioni come ‘mi è stato riferito’, ‘non mi è stato detto’, ‘ho dedotto’, si descrive un modello in cui il vertice non ha piena consapevolezza di ciò che accade. È un elemento che non può essere sottovalutato, soprattutto in un ambito delicato come quello dei trapianti pediatrici”.
Ancora più delicato il passaggio sul rapporto con la famiglia del piccolo paziente. “Dire di aver dedotto che i genitori fossero informati segnala una distanza che non è accettabile. In questi casi il rapporto con le famiglie deve essere diretto, chiaro e continuo. È una questione di rispetto, prima ancora che di organizzazione”.
Ma è la stessa ammissione sul programma trapianti a pesare politicamente. “Se si dice ‘non lo avrei attivato’, allora il problema non nasce il 23 dicembre ma è a monte. Ed è su questo che serve una valutazione seria”.
Da qui la richiesta esplicita: “Non è più sufficiente una linea difensiva. Serve una decisione chiara sulla direzione della struttura. La sanità campana ha bisogno di certezze, di responsabilità chiare e di una guida che sia in grado di governare, non di inseguire gli eventi”.
Un affondo che si inserisce in un clima sempre più teso attorno alla sanità regionale, dove il caso Monaldi viene ormai letto come il punto più visibile di un sistema che fatica a reggere sotto pressione.
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