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Scacco-bis al sistema Imperiale, sfilza di condanne pure in appello

Fiumi di hashish e coca da Spagna e Olanda, pene ridotte solo per dieci narcos

Scacco-bis al sistema Imperiale, sfilza di condanne pure in appello

NAPOLI. I carichi di droga partivano con incredibile puntualità dalla Spagna e dall’Olanda e, grazie a una fittissime rete di complicità e alle chat criptate, hanno invaso per anni le piazza di spaccio di Napoli e provincia. Dopo la stangata arrivata in primo grado, con diciannove condanne e quasi due secoli di carcere inflitti, è adesso arrivata la decisione della Corte di appello. L’inchiesta della Dda di Napoli ha superato anche il nuovo vaglio giudiziario, ma non sono mancati alcuni importanti colpi di scena, come la riduzione di pena rimediata da alcuni esponenti di punta della mala dell’area nord. In tutto sono state dieci le condanne rideterminate, soprattutto grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche.

Queste, nel dettaglio, le nuove pene disposte dai giudici di appello: Giovanni Cortese, alias “’o cavallaro”, 13 anni e 4 mesi a fronte dei precedenti 20 anni; Salvatore Della Monica 14 anni; Michele Nacca 8 anni a fronte dei precedenti 10 anni e 8 mesi; Errico D’Ambrosio 4 anni, Vincenzo Della Monica 15 anni, Nicola Di Casola 11 anni e 4 mesi. Giuseppe Rocco, alias “Maradona”, difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina, 4 anni e 9 mesi a fronte dei precedenti 8 anni. Roberto Merolla ha invece rimediato 6 anni e 10 mesi, Alessio Onorato 1 anno e 10 mesi, mentre Raffaele De Sica, assistito dall’avvocato Luca Gili, è stato condannato a 13 anni e 6 mesi a fronte dei precedenti 17 anni e 4 mesi. Alcuni imputati hanno rinunciato all’appello, per tutti gli altri è stata disposta la conferma del dispositivo.

Il processo prendeva spunto dall’inchiesta culminata nel blitz di gennaio 2024, quando in manette finirono quasi trenta persone. I carabinieri, coordinati dalla Dda, hanno ribattuto con investigazioni ad alto livello e avevano azzerato i due gruppi che agivano sull’asse Barcellona-Amsterdam-Napoli. Tra gli indagati spiccavano nomi noti alle forze dell’ordine come Giovanni Cortese “’o cavallaro”, fedelissimo dei Di Lauro, Carlo Esposito “’o chiatto” di Pianura e Vincenzo Della Monica “’o Gabibo Just”. La droga, soprattutto hashish e cocaina in quantità industriale, era ordinata e acquistata attraverso una serie di comunicazioni tra sodali con criptofonini inizialmente inattaccabili.

Poi la rete “Encrochat” è stata bucata nel corso delle indagini per rintracciare Bruno Carbone, latitante di lusso a Dubai e braccio destro dell’ex re del narcotraffico Raffaele Imperiale, e le intercettazioni hanno permesso agli inquirenti di risalire ai due gruppi, separati nelle attività illecite ma in affari tra loro. Nell’inchiesta compariva anche il Parco Verde di Caivano. Il processo celebrato con il rito abbreviato innanzi al gup Logozzo si era concluso con una vera e propria mazzata: ben diciannove le condanne disposte dal giudice, per un ammontare di quasi 180 anni di carcere. La pena più alta è stata quella inflitta a Giovanni Cortese “’o cavallaro”. Danni limitati per l’ex broker del narcotraffico Carbone, oggi pentito, condannato a 5 anni e 4 mesi.

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