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l’allarme
20 Marzo 2026 - 10:52
L'epatite A "non è una malattia grave nella maggior parte dei casi, ma un problema che nasce da falle evitabili: controlli insufficienti e comportamenti a rischio, soprattutto sul fronte alimentare. I molluschi crudi continuano a essere uno dei principali indiziati. Il messaggio è semplice: non serve allarmismo, serve responsabilità. Più controlli nella filiera, più attenzione da parte dei cittadini. Perché questi focolai non sono inevitabili: si possono prevenire. La situazione è sotto controllo, ma abbassare la guardia sarebbe un errore". Così Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, interviene sull'aumento dei casi di epatite A registrati nelle ultime settimane a Napoli.
"I 133 casi non sono pochi, ma non è un allarme grave per la popolazione generale. Va interpretato nel contesto. In tutta Italia nel 2024 ci sono stati circa 443 casi di epatite A in un anno. Quindi 133 casi concentrati in una sola regione (Campania) in poche settimane/mesi indicano un focolaio locale (outbreak), non un'epidemia nazionale - avveerte - L'epatite A è quasi sempre autolimitante (guarisce da sola) e la mortalità molto è bassa (i decessi sono rari e soprattutto negli anziani) quindi non è una malattia 'pericolosa' come epatite B o C".
"In Italia i casi sono in aumento negli ultimi anni. In Campania si parla proprio di aumento recente con attenzione su Napoli e quindi non è un evento isolato ma neanche fuori controllo. Per il sistema sanitario la situazione è da monitorare (cluster epidemico). Per il cittadino medio il rischio è basso se si adottano precauzioni. Per persone a rischio (anziani, epatopatici) serve invece più attenzione", conclude Pregliasco.
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