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L'arresto

Fuga finita all’alba per Elia Cancello

Il 41enne ras si nascondeva all’Arenaccia in un appartamento dove c’erano alcuni familiari

Fuga finita all’alba per Elia Cancello

NAPOLI. Era ricercato dal 29 settembre scorso, quando un'indagine di polizia coordinata dalla Dda fece luce su una tipica storia di camorra: le minacce e le violenze contro una famiglia per costringerla a lasciare un alloggio popolare legittimamente assegnato.

Tra i 10 indagati c’era Elia Cancello, 41enne ras dell’omonimo clan di Scampia alleato con i Cifariello. Si nascondeva all'Arenaccia, dove all’alba di ieri ha avuto un’amara sorpresa: la visita dei poliziotti della sezione “C.O” della Squadra mobile della questura (dirigente Mario Grassia, vice questore aggiunto Giuseppe Sasso): investigatori esperti che seguendo ogni traccia l’hanno localizzato in un appartamento, dove si trovava con alcuni familiari.

Dovrà rispondere di associazione di stampo mafioso, lesioni personali aggravate e rapina. Elia Cancello, fratello dell’altrettanto noto Maurizio, arrestato nel blitz del 29 settembre, era l'ultimo dei destinatari della misura cautelare a mancare all’appello con la giustizia. Gli altri due erano Gennaro Cifariello, ritenuto anch’egli uno dei ras del clan, e Moreno Del Medico, nipote dei Cancello, entrambi finiti in manette nelle settimane successive.

Per gli inquirenti tutte e 10 le persone coinvolte nell’inchiesta, ferma restando per tutti la presunzione d’innocenza fino all’eventuale condanna definitiva, avrebbero avuto un ruolo nella vicenda che ha come sfondo Scampia e le pressioni camorristiche per impadronirsi di un alloggio popolare nel rione “Sette palazzi”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’operaio assegnatario dell’immobile fu sequestrato insieme al figlio in una sala da biliardo da Ferdinando Cifariello e da alcuni complici. Entrambi furono pesantemente minacciati.

«Chiedi aiuto a chi vuoi, noi più forti dei Contini e dei Licciardi». «Ve ne dovete andare di casa, vi do mezz’ora di tempo? Portami le chiavi e ti ridò tuo padre». Era il 13 settembre 2024 e il giovane fu poi rilasciato affinché si recasse dalla mamma e dalla sorella, che in quel momento erano a casa, a riferire un ordine perentorio: avrebbero dovuto prendere quello che potevano dall’appartamento e lasciarlo in tutta fretta per fare posto a Maurizio Cancello e alla compagna, Simona Gallucci.

C’era anche un’ultima richiesta alla famiglia vittima dell’estorsione: qualora anche solo un vigile urbano si fosse recato ai “Sette palazzi”", sarebbero stati cacciati anche i genitori del sequestrato, pure loro residenti lì. L’operaio e i congiunti, piombati improvvisamente in un incubo, non ebbero scelta.

In attesa del ritorno del figlio, il padre restò prigioniero per mezz’ora. I presenti nel locale formarono un cordone davanti all’uscita e fu liberato soltanto quando il giovane arrivò con le chiavi, consegnate nelle mani di Ferdinando Cifariello. Il giorno dopo il sequestro lampo già avvenne il cambio di residenza con tanto di targhetta riportante il nome dei nuovi inquilini al posto dell’assegnatario. Inutilmente moglie e figlio del capofamiglia chiesero spiegazioni. Due esponenti del clan li picchiarono, minacciandoli di morte.

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