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Camorra

Preso Giuseppe Buonerba, misura cautelare per il ras dei “capelloni”

“Pino" è considerato uno dei vertici del gruppo con base in via Oronzo Costa a Forcella, alleato dei Mazzarella

Preso Giuseppe Buonerba, misura cautelare per il ras dei “capelloni”

NAPOLI. La Cassazione ha dato ragione alla Procura, che aveva presentato ricorso contro e sono scattate le manette per Giuseppe Buonerba detto “Pino” della famiglia dei “capelloni” di via Oronzo Costa a Forcella.

L’altroieri sera sono stati i poliziotti della Squadra mobile della Questura, autori dell’indagine, a notificargli una misura cautelare in quanto considerato uno dei vertici del gruppo dedito a varie attività illecite tra cui traffico e spaccio di stupefacenti ed estorsioni.

Contestualmente, nell’ambito della stessa operazione, è stato sottoposto agli arresti domiciliari un esponente del medesimo clan, ritenuto responsabile di attività di spaccio di stupefacenti aggravata dall’aver favorito l’associazione di appartenenza. Entrambi devono essere ritenuti innocenti fino all’eventuale condanna definitiva.

Nelle fasi dell’esecuzione dell'ordinanza, compiute dai poliziotti della criminalità organizzata della Mobile dirigente Mario Grassia, vicequestore Giuseppe Sasso) sono state effettuate anche delle perquisizioni che hanno portato al sequestro di 13.000 euro in contanti e tre orologi di grande valore.

Giuseppe Buonerba è il fratello dell’altrettanto conosciuto Gennaro. Il clan, alleato dei Mazzarella, salì clamorosamente alla ribalta della cronaca nera per la trappola ordina nei confronti dei rivali di camorra dei Decumani, i Sibilio. Un piano diabolico che il 1° luglio 2015 riuscì, limitatamente ad Emanuele, e di cui ha parlato un pentito napoletano: Claudio Scuotto.

Il 1 febbraio 2017 ai pm antimafia raccontò che il gruppo con base in via Oronzio Costa decise di picchiare un ragazzo legato a “’o nannone”, al secolo Antonio Napoletano, ben sapendo che i Sibillo l’avrebbero vendicato. Così, la “stesa” armata nel “vicolo della morte” si trasformò in incubo per gli aggressori.

Ecco alcuni passaggi del verbale d’interrogatorio del collaboratore di giustizia, con la consueta premessa che le persone citate devono esser ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria: «Nel periodo in cui i Buonerba detti “i capelloni” entrarono in contrasto con i Sibillo, Emanuele Sibillo con i suoi affiliati passava con la moto tutte le sere sotto le loro abitazioni per spararvi contro. Dopo il blitz che portò all’arresto degli affiliati al clan Sibillo, Emanuele e Pasquale, diventati latitanti, si trasferirono fuori Napoli. Per attirali in trappola i Buonerba picchiarono un ragazzo».

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