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Calata Porta di Massa
22 Marzo 2026 - 11:32
Mattinata di disagi oggi al porto di Napoli, dove decine di passeggeri sono rimasti a terra presso la biglietteria della Caremar a Calata Porta di Massa. A causa dell’apertura di un solo sportello, non è stato possibile smaltire in tempo la lunghissima fila che si è creata fin dalle prime ore del mattino, impedendo a molti di acquistare il biglietto per la nave delle 9.25 diretta a Ischia con scalo a Procida.
Nonostante oltre 40 minuti di attesa disciplinata in coda, numerosi utenti hanno assistito impotenti alla partenza del traghetto, salpato “sotto il naso” di chi non era ancora riuscito ad arrivare allo sportello. Una situazione che ha generato rabbia e frustrazione tra residenti e turisti, molti dei quali avevano impegni improrogabili sulle isole.
La vicenda riaccende le polemiche sulla gestione del servizio di collegamento marittimo nel Golfo di Napoli. La Caremar, infatti, beneficia di sovvenzioni pubbliche proprio per garantire la continuità territoriale con le isole, un servizio essenziale per residenti e lavoratori pendolari. Tuttavia, quanto accaduto oggi evidenzia gravi carenze organizzative che hanno di fatto compromesso il diritto alla mobilità di decine di cittadini.
Particolarmente contestata è la scelta di non rafforzare il personale di biglietteria in una giornata prevedibilmente critica: da un lato le elezioni, con molti residenti in rientro per votare, dall’altro l’inizio della stagione turistica, con numerosi visitatori diretti verso le isole anche solo per una gita giornaliera.
Tra i presenti in fila si respirava un clima di esasperazione. «È inaccettabile – racconta una turista – siamo arrivati con largo anticipo e non siamo riusciti comunque a partire». A farne le spese soprattutto i residenti delle isole, per i quali il collegamento marittimo non è un servizio accessorio ma una necessità quotidiana.
Tra i passeggeri rimasti a terra c’è Michele, residente a Procida ma attualmente domiciliato a Napoli per lavoro. «Ero qui con più di 40 minuti di anticipo – racconta – perché dovevo assolutamente rientrare a Procida per votare e poi tornare a Napoli con la nave delle 13.30. Ho fatto tutta la fila, ma con un solo sportello era impossibile farcela».
Michele descrive una scena di caos ma anche di impotenza: «Quando la nave delle 9.25 è partita, eravamo ancora lontani dalla biglietteria. È assurdo. Ora sono costretto a prendere quella delle 10.45, ma non ho la minima certezza di riuscire a tornare in tempo per rientrare al lavoro».
La sua è una situazione condivisa da molti altri: «Qui ci sono persone con visite mediche, turni di lavoro, impegni familiari. Non è solo un disagio, è un danno vero e proprio».
L’episodio riapre anche il dibattito sulla gestione della compagnia dopo la privatizzazione. Secondo molti utenti, la Caremar opererebbe oggi con minore attenzione verso le esigenze di residenti e turisti, privilegiando logiche economiche a scapito della qualità del servizio.
«È inaccettabile – si sente dire tra la folla – che chi vive sulle isole debba lottare per tornare a casa propria». Una critica che si estende anche alla mancata pianificazione: in una giornata prevedibilmente affollata, lasciare un solo addetto alla biglietteria appare, secondo i presenti, una scelta incomprensibile.
Quello di oggi non è un caso isolato, ma l’ennesimo episodio che evidenzia criticità strutturali nella gestione dei collegamenti marittimi nel Golfo. E mentre la nave si allontanava dal porto, a terra restavano decine di persone, tra rabbia e rassegnazione, in attesa della corsa successiva e di risposte che, ancora una volta, tardano ad arrivare.
(c.a.)
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