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24 Marzo 2026 - 08:50
NAPOLI. Giustizia al ralenti, l’ultima maxi-inchiesta che ha fatto luce sul giro di droga targato clan Contini subisce una brusca battuta di arresto. Il colpo di scena si è consumato ieri davanti al tribunale del Riesame di Napoli. I giudici dell’ottava sezione hanno infatti ritenuto non sussistenti le esigenze cautelari: troppo, infatti, il tempo intercorso tra i reati contestati, consumatisi tra aprile 2019 e luglio 2022, è l’emissione delle misure.
Quello che ne è scaturito è stato un vero e proprio tsunami giudiziario, che ha portato all’annullamento dell’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti per ben 68 indagati. Alcuni di loro, che rispondevano anche di camorra, sono rimasti in carcere, ma gran parte almeno chi non era già detenuto per altra causa già ieri sera è tornata a piede libero.
A spuntarla sono state dunque le argomentazioni sostenute dal collegio difensivo (composto tra gli altri dagli avvocati Luca Mottola, Emilio Coppola e Mauro Zollo), riuscito a dimostrare l’insussistenza delle esigenze cautelari. Di tutt’altro avviso era stata ovviamente la Procura, che già nei giorni scorsi aveva dovuto fare in conti con la decisione del gip Fabrizia Fiore. Il giudice, infatti, a fronte 126 indagati, aveva disposto l’arresto “solo” per una settantina di loro: troppo risalenti nel tempo i reati a vario titolo contestati.
Il quadro indiziario resta però intatto, oltre che di notevole gravità. La holding avrebbe infatti immesso sul mercato un imponente quantitativo di stupefacenti, invadendo così le piazze di spaccio di mezza Napoli: da San Carlo all’Arena all’Arenaccia, passando per il Vasto, le Case Nuove, e il Borgo Sant’Antonio Abate, arrivando ad alcuni comuni dell’hinterland, come Casoria.
Al vertice della presunta organizzazione, stando alla ricostruzione della Procura, si sarebbero posizionati i narcos Mario Cardillo, Rosario De Angelis, Gennaro De Luca, Ciro Marigliano, Pasquale Martinelli, Antonio Russo, Gennaro Russo, Giovanni Russo e Antonio Trambarulo, ritenuti i promotori, organizzatori e finanziatori dell’affare. Si sarebbero occupati, in particolare, dell’approvvigionamento della droga destinata alle piazze di spaccio autorizzate e controllate dal clan Contini.
Le indagini hanno poi permesso di individuare una fittissima rete di “sottoposti”, ai quali i ras avevano affidato incarichi di gestione delle piazze o di collaborazione con il ruolo, prevalentemente, di prendere contatti con gli acquirenti e ritirare i soldi delle forniture, oppure di custodire la droga. Un affare capace di generare incassi a cinque e sei zeri, che almeno fino al 2022 avrebbero rimpinguato le casse del clan Contini, gruppo capofila dell’Alleanza di Secondigliano.
Dopo l’inattesa decisione del Riesame, gran parte di loro rischiano però adesso di affrontare il processo a piede libero. La partita giudiziaria non è però ancora chiusa. La palla passa adesso ai pm, che da qui alle prossime settimane potrebbero impugnare la decisione, ricorrendo in Cassazione.
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