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la retata
25 Marzo 2026 - 08:58
NAPOLI. «Mi vuoi mettere una scheda da 10 nel paniere?». È una delle frasi criptiche utilizzate dai trafficanti di droga finiti all’alba di ieri in manette per un’inchiesta della Dda, su indagini della polizia, culminata in sei misure cautelare. I destinatari sono personaggi noti e meno noti, che operavano nella zona compresa tra l’Arenaccia e il Borgo Sant’Antonio Abate. A capo dell’organizzazione secondo l’accusa c’erano Luca Posiglione detto “’o zio”, 43anni, e Paolo Napoletano, 49enne soprannominato “’o pop” oppure “’o nannone”, entrambi in carcere. Invece hanno ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari Paolo Junior Napoletano, 20enne figlio di Paolo senior; Salvatore Landieri detto “Sasha” o “Penniello”, 35enne; Mario Romano “’o chiatto”, di 41 anni, tutti di Napoli.
Devono rispondere di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, ferma restando la presunzione d’innocenza fino all’eventuale condanna definitiva. Sono stati i poliziotti della sezione Antirapina della Squadra mobile della questura (dirigente Mario Grassia, vice questore Iannotta) a condurre le indagini, andate avanti con attività tecniche, informative e di controllo del territorio, sotto l’influenza dei Contini anche se non sono emersi collegamenti con il clan. In particolare si sono rivelate decisive le intercettazioni telefoniche e ambientali a carico dei sospetti, poi diventati indagati. I quali utilizzano un linguaggio peer mascherato per comunicare tra loro, ma gli investigatori di via Medina sono bravissimi nel decriptarlo.
In alcune occasioni è scappata qualche frase più chiara, come quando Paolo Napoletano diceva al figlio: «La roba dove sta?». E l’altro rispondeva: «Nel palazzo verde». Il provvedimento restrittivo compendia le risultanze di un’articolata attività di indagine, avviata nell’estate del 2023 in seguito dell’arresto in flagranza di reato di un uomo, responsabile di detenzione di armi e traffico di sostanze stupefacenti. Le investigazioni hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in merito all’esistenza di un’organizzazione ben strutturata, dedita al narcotraffico sia di cocaina che di “droga leggera”.
Il gruppo poteva contare su una consolidata ripartizione dei ruoli e aveva un vertice con funzioni di promotore, organizzatore e finanziatore dell’intera attività. Un altro sodale curava, invece, il rapporto con gli acquirenti e il rifornimento della sostanza smistando anche le singole dosi ai pusher. Altri membri, infine, si occupavano dell’occultamento, della custodia dello stoccaggio e del confezionamento della sostanza. L’atività d’indagine ha accertato che il sodalizio indagato operava nella zona centrale di Napoli città e riforniva consumatori provenienti da tutta la provincia di Napoli. Ha concorso alle operazioni eseguite ieri mattina il Reparto Prevenzione Crimine Campania e personale dei cinofili dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico attrezzato per la ricerca di sostanze stupefacenti.
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