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25 Marzo 2026 - 09:04
NAPOLI. Tentata estorsione per appropriarsi di un autolavaggio, l’inchiesta regge e per il ras del clan Amato-Pagano e i due suoi presunti fedelissimi arrivano tre condanne. Il gip del tribunale di Napoli, Chiara Bardi, ha dato ampio accoglimento alla linea della Procura, anche se sotto il profilo sanzionatorio le pene sono state un po’ al di sotto delle aspettative della pubblica accusa. Il reggente della cosca Pietro Caiazza, alias “zio Pierino”, difeso dagli avvocati Domenico Dello Iacono e Celestino Gentile, ha rimediato 5 anni di carcere a fronte di una richiesta di 7 anni e 8 mesi. Stessa condanna disposta per il coimputato Saverio Emanuele Margarita, difeso dall’avvocato Dello Iacono; mentre l’incensurato Gennaro Villone, difeso dall’avvocato Gandolfo Geraci, se l’è cavata con 3 anni e 4 mesi a fronte di una richiesta di condanna a 4 anni di reclusione.
Stando a quanto riferito dalla vittima e poi riscontrato dall’inchiesta coordinata dalla Dda, ad aprile scorso si erano presentati in un autolavaggio di Melito pretendendo di parlare con il proprietario e rivendicando la proprietà dell’esercizio commerciale. I tre sono stati così arrestati a settembre scorso con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. In un secondo incontro, i tre, tutti ritenuti organici al clan Amato-Pagano, avrebbero imposto alla vittima di farsi trovare in un orario stabilito nell’autolavaggio per condurlo dal capo che, a loro dire, pretendeva la consegna delle chiavi dell’autolavaggio e la sua estromissione dall’attività.
Le indagini della polizia di Stato hanno consentito, anche grazie all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, di ricostruire i fatti e le presunte responsabilità. Nell’abitazione di uno degli arrestati Margarita era stata sequestrata anche una pistola semiautomatica con relativo munizionamento. Quello di Pietro Caiazza è da anni un volto ben noto agli investigatori antimafia che monitorano la mala di Scampia e Secondigliano. Non si tratta infatti di un semplice affiliato al clan degli Scissionisti, ma di un esponente di spicco, forte tra l’altro di una strettissima parentela con il capoclan Raffaele Amato, di cui è cugino. Caiazza, ormai qualche anno fa, aveva tra l’altro preso il controllo del Lotto G dopo la cattura dei referenti del gruppo Elia-Cancello.
In particolare, sarebbe stato uno dei punti di riferimento del boss in gonnella Rosaria Pagano. Tornando invece ai fatti che hanno portato al blitz dello scorso anno, l’inchiesta al netto del fatto che le condanne non siano ancora definitive conferma purtroppo come la piaga del racket nella zona nord di Napoli sia ancora lontana dall’essere estirpata. In piena estate, infatti, inquirenti e investigatori hanno registrato diverse “bussate”, in alcuni casi tramutatesi in vere e proprie intimidazioni. Nella zona gli Amato-Pagano e i ribelli della Vanella Grassi fanno ancora paura e sono pronti a battere casa. Un pressing asfissiante, che va avanti nonostante le tante retate di carabinieri e polizia.
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