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Truffe hi-tech per il clan Mazzarella, altri otto indagati nel mirino dei pm

Raggiri bancari e hackeraggio, appello al Riesame: nuovi arresti dietro l’angolo

Truffe hi-tech per il clan Mazzarella, altri otto indagati nel mirino dei pm

NAPOLI. Truffe bancarie con bottini da capogiro, il clan Mazzarella resta nel mirino della Direzione distrettuale antimafia. Dopo la sfilza di arresti scattati pochi giorni fa, i pubblici ministeri hanno presentato appello al Riesame contro la decisione del gip che, pur riconoscendo il quadro indiziario, aveva deciso di lasciare a piede libero alcuni indagati eccellenti. La situazione nei prossimi giorni potrebbe dunque ribaltarsi e a rischiare la misura cautelare tra cui il carcere saranno Marianna Giuliana, moglie del boss Michele Mazzarella, sottoposta al solo divieto di dimora in Campania, ma anche Vincenzo Crisci, Gennaro Cuomo, Salvatore Quintiliano, Dario Urciuoli, Aniello Evangelista, Gennaro Brusco ed Emanuele Brusco. Toccherà poi al collegio difensivo (avvocati Leopoldo Perone, Luigi Poziello, Gaetano Inserra, Sergio Lino Morra, Davide Orefice) intavolare la strategia migliore per evitare che i propri assistiti finiscano in carcere o ai domiciliari.

L’inchiesta dei carabinieri aveva portato all’esecuzione di dodici arresti. Il motore tecnologico della macchina criminale era un hacker di soli 25 anni, noto negli ambienti della malavita come “il polacco”. Sebbene non figuri tra gli indagati principali di questa tranche, il giovane era l’uomo d’oro del clan Licciardi, prestato agli storici rivali Mazzarella in nome del profitto comune. Grazie alle sue competenze, l’organizzazione riusciva a mettere a segno colpi incredibili: in un solo giorno, la banda era in grado di incassare tra i 200 e i 300mila euro, semplicemente operando da una postazione informatica. Il modus operandi era estremamente sofisticato e si basava su una combinazione di alta tecnologia e manipolazione psicologica. Il gruppo utilizzava la tecnica dello spoofing, che permetteva di oscurare il reale numero di telefono della banda facendo apparire sul display delle vittime il numero verde ufficiale dell’istituto di credito.

Per rendere l’inganno ancora più credibile, i malviventi avevano allestito una vera e propria centrale telefonica dove operatori specializzati simulavano perfettamente gli accenti e i dialetti delle diverse regioni italiane, dal Nord al Sud, passando per Barcellona e Madrid. Le indagini hanno documentato circa 60 truffe tra il 2022 e il 2024. In un caso emblematico, una singola vittima si è vista sottrarre quasi 60mila euro in un colpo solo.

Il successo dell’operazione dipendeva anche dalla qualità dei dati: “il polacco” otteneva le liste dei clienti acquistandole da insider infedeli che lavoravano all’interno delle banche, mentre le piattaforme per clonare i siti web venivano pagate in criptovalute per sfuggire alla tracciabilità. A capo delle due fazioni individuate dagli inquirenti c’erano figure apicali del clan, come Ciro e Michele Mazzarella, quest’ultimo affiancato dalla compagna Marianna Giuliano. I proventi venivano poi ripuliti attraverso un imprenditore avellinese operante nel settore dei trasporti funebri, che reinvestiva il bottino in beni auto di grossa cilindrata, moto e Rolex.

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