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Omicidio Tufano, primo verdetto: condannati i minorenni della gang

Ragazzino ucciso dal fuoco amico: pene tra i 14 e i 17 anni per i tre responsabili

Omicidio Tufano, primo verdetto: condannati i minorenni della gang

NAPOLI. Faida tra gang di aspiranti ras, arriva il primo approdo giudiziario. I sei minorenni protagonisti della terrificante notte di violenza che il 24 ottobre 2024 è costata la vita al quindicenne Emanuele Tufano, ucciso dal fuoco amico nella zona di piazza Mercato, hanno incassato altrettante condanne. Il gip del tribunale per i Minorenni, Umberto Lucarelli, ha disposto per i tre responsabili dell’omicidio le seguenti pene: N.G. 12 anni e 8 mesi, M.V. 15 anni e 4 mesi, F.P.F. 17 anni e 4 mesi. Il giudice ha escluso per tutti le aggravanti dei motivi futili e abietti, ma ha negato il riconoscimento delle generiche. Pene severe anche per i tre esponenti della paranza rivale, vicina al clan Mazzarella, che rispondeva invece di tentato omicidio: F.A. 8 anni, A.P. e G.M. 7 anni e 4 mesi a testa. Attesa per le motivazioni, che saranno depositate entro i prossimi novanta giorni.

A febbraio scorso il pm Claudia De Luca aveva chiesto per i tre giovanissimi imputati per l’assassinio dell’amico condanne più alte rispetto a quelle poi arrivate: 20 anni per F.P.F., 18 anni per M.V. e 16 anni per N.G. Per F.A. sono stati chiesti 12 anni di carcere, per A.P. e G.M. 11 anni e 4 mesi a testa. Il verdetto è stato dunque accolto con una certa soddisfazione dal collegio difensivo (avvocati Domenico Dello Iacono, Sergio Lino Morra, Roberto Saccomanno, Cesare Amodio, Immacolata Spina e Valerio Esposito), che è riuscito in qualche modo a limitare i “danni” per i propri assistiti.

La svolta nelle indagini era arrivata a maggio dello scorso anno, quando carabinieri e polizia eseguirono in una sola notte sedici arresti per due omicidi: quello di Emanuele Tufano, componente del gruppo di fuoco del clan Sequino, e quello di Emanuele Durante, appartenente alla stessa banda e ritenuto erroneamente l’artefice di una trappola contro gli amici del rione Sanità. Il tribunale della camorra ne aveva infatti decretato la morte. In entrambi i casi le indagini hanno fatto centro, individuando in tempi piuttosto brevi i componenti dei gruppi armati entrati in azione il 24 ottobre 2024, giorno della morte del minorenne, e i due autori dell’agguato del 15 marzo 2025 al 20enne di Forcella, che un mese prima aveva detto alla madre una frase inquietante: «Mamma, morirò presto, non dimenticartelo».

Erano stati gli investigatori della sezione Omicidi della Squadra mobile a chiarire retroscena e fase esecutiva dell’omicidio di Emanuele Tufano. Mentre sull’agguato mortale teso a Emanuele Durante in via Santa Teresa degli Scalzi, davanti agli occhi della fidanzata, hanno lavorato i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto territoriale. Telecamere e intercettazioni telefoniche e ambientali con microspie in questura e in caserma hanno permesso di individuare i maggiorenni Cristian Scarallo e soci nel gruppo nell’orbita dei Sequino che si spinse quella sera nel rione Mercato trovandosi alle spalle Gennaro De Martino e tre minorenni. Per Tufano, colpito da un proiettile, non ci fu alcuna possibilità di scampo.

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