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Il caso

Via Consalvo, prosegue l’odissea

Il rudere, in stato di abbandono da oltre 30 anni, continua a essere un pericolo per i residenti dell’edificio al 49

Via Consalvo, prosegue l’odissea

L'immobile in via Consalvo

NAPOLI. Prosegue l’odissea del palazzo di via Consalvo 43 per il quale l’esproprio non è mai stato portato a termine. Il rudere, in stato di abbandono da oltre trent’anni, continua a rappresentare un pericolo sia per l’edificio adiacente, al civico 49, sia per i passanti.

Solo oggi, dopo decenni senza una soluzione definitiva, è stato installato un telone di protezione sul tetto, dal quale si erano già staccati calcinacci. Nel gennaio scorso un articolo apparso sul Roma delineava la vicenda lunga, complessa e pericolosa della struttura, che tra sentenze, vincoli e varianti urbanistiche, è rimasta arenata in un limbo amministrativo senza sapere perché. Sempre due mesi fa una residente preoccupata segnalava la caduta di calcinacci.

L’arrivo di un tecnico, insieme a vigili urbani e vigili del fuoco, dà il via ad una prima messa in sicurezza del tetto da cui erano cadute grosse pietre e acqua. Poi di nuovo il nulla cosmico. Nessun intervento, nessun operaio sul posto che faccia pensare ad un inizio dei lavori.

Tra lo sgomento dei residenti e del quartiere che attende da anni una soluzione. La storia di questo edificio ubicato in zona rossa dei Campi Flegrei inizia dopo gli anni ’80 quando in seguito a dissesti statici il Comune ne dispone lo sgombero e nel 1989 lavori di pronto intervento.

Fatto sta che «quel palazzo chiuso e abbandonato da più di vent’anni è appoggiato sul civico 49 ristrutturato, per cui siamo anche noi in pericolo - spiega Mariarosaria Russo residente al civico 49. E aggiunge -. Tempo fa ho chiesto al comune di intervenire sui proprietari, perché è in quelle condizioni con il rischio di crollo e in prossimità delle scuole e di attività commerciali. Dopo l’articolo apparso sul “Roma”, che ringrazio, qualcosa si è mosso ma non basta».

Circa 35 anni fa i palazzi al civico 43/49 erano entrambi abitati. A causa di perdite d’acqua subirono un forte dissesto e l’Abc chiuse le forniture. Come raccontano i residenti «facemmo causa e dopo 20 anni di lotta fummo riconosciuti e risarciti. I proprietari del numero 49 ristrutturarono le loro proprietà, mentre quelli del civico 43 chiesero l’abbattimento e la ricostruzione, ma gli fu negato dal Comune. Potevano solo ristrutturare. Così ritirarono la quota dell’assicurazione e lasciarono tutto come sta».

Nel 2000 il condominio approva un progetto di demolizione e ricostruzione; nel 2006 il Comune autorizza l’intervento, ma la Soprintendenza lo annulla e il Comune nega poi il permesso di costruire, imponendo solo misure di sicurezza. Ne nasce un contenzioso che si conclude nel 2008 con le sentenze di Tar e Consiglio di Stato favorevoli ai proprietari.

Nonostante ciò, emerge successivamente una variante al Prg del 2001 che destina l’area a “spazi pubblici esistenti”, bloccando di fatto ogni intervento. Nel 2018 la Corte d’Appello attribuisce ad Abc le responsabilità dei dissesti dell’edificio, ma la situazione resta immutata.

Ad oggi l’immobile è in condizioni incompatibili con il ripristino ed è situato in zona rossa vicino a una via di fuga. Restano quindi aperti interrogativi cruciali sul perché la variante urbanistica sia stata ignorata per anni, e perché non si sia mai proceduto all’esproprio, né ad una soluzione definitiva.

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