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Il caso
30 Marzo 2026 - 08:58
Nel riquadro l’ex ras, oggi collaboratore di giustizia, Felice D’Ausilio
NAPOLI. Un vizio di procedura rischiava di diventare la pietra tombale sull’inchiesta chiamata a fare luce su un vecchio omicidio di camorra. Un delitto, quello di Giuseppe Marigliano, uomo di punta dell’estinto clan Sorrentino-Sorprendente, rimasto fino ad oggi irrisolto.
Con il pentimento eccellente del ras di Bagnoli Felice D’Ausilio la svolta, dopo oltre vent’anni, sembrava finalmente a un passo. La tegola era arriva nel maggio dello scorso anno, con la decisione del tribunale di Napoli di non doversi procedere nei confronti del collaboratore reo confesso e del fratello Michelangelo D’Ausilio. Il nuovo, importante colpo di scena non si è però fatto attendere.
Pochi giorni fa il giudice per le indagini preliminari, accogliendo l’istanza della Dda, ha revocato la sentenza di non luogo a procedere. Felice e Michelangelo D’Ausilio, quest’ultimo difeso dagli avvocati Claudio Davino e Antonella Genovino, potrebbero essere dunque chiamati preso a rispondere di quel vecchio omicidio in un’aula di giustizia.
Il 22 gennaio scorso, infatti, il pubblico ministero ha chiesto la sentenza della revoca, avendo proceduto alla riapertura delle indagini, con provvedimento firmato dal gip Federica Villano e alla luce delle necessità di procedere all’acquisizione di nuovi elementi investigativi, oltre alle dichiarazioni del pentito Felice D’Ausilio.
Il gip Linda Comella, ritenendo che ci fossero i presupposti per l’accoglimento della richiesta, ha quindi disposto la revoca della precedente sentenza di non luogo a procedere. La difesa di Michelangelo D’Ausilio aveva in passato eccepito il difetto della condizione di procedibilità, dovuto alla mancata riapertura delle indagini, non autorizzata con un provvedimento formale del gip.
A spuntarla era stata quindi proprio la linea difensiva, tant’è che il giudice, ravvisando «un vizio patologico che non può ritenersi sanato dal giudizio abbreviato», aveva stabilito di «non doversi procedere» nei confronti dei due figli dello storico boss Domenico D’Ausilio, alias “Mimì ’o sfregiato”. Sia Felice che Michelangelo D’Ausilio per questa vicenda erano stati arrestati alcuni fa, salvo poi tornare in libertà.
La morte violenta di Giuseppe Marigliano era maturata nell’ambito della faida che ormai quasi trent’anni fa vide contrapporsi i clan D’Ausilio e Sorrentino-Sorprendente, pronti a tutto pur di conquistare il monopolio degli affari criminali nell’area flegrea. Quella del 28 marzo 1999 fu un’esecuzione in piena regola. La vittima venne intercettata mentre si trovava al volante della propria auto.
Il commando sarebbe stato composto da Felice D’Ausilio, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, e dal fratello Michelangelo, che avrebbe guidato lo scooter con cui Marigliano venne pedinato e ucciso. Centrato da tre colpi di pistola, Marigliano non ebbe alcuna possibilità di scampo. Per il delitto finirono in passato sotto inchiesta anche Gennaro Bitonto e Vincenzo Alborino, mentre la posizione dei due D’Ausilio fu invece archiviata nel 2016.
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