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«No ai parchi trasformati in “eventifici”»

Scontro fra Comune e “rete verde” dopo l’approvazione del nuovo piano che rischia di privatizzare i giardini

«No ai parchi trasformati in “eventifici”»

NAPOLI. È scontro aperto tra il Comune di Napoli e la rete ecologista della città. Sotto la lente d'ingrandimento della Comunità dei Parchi Pubblici — che riunisce sigle storiche come il Parco Ventaglieri, lo Scugnizzo Liberato, il Parco Viviani e il Giardino di Materdei — è finito il nuovo Regolamento del Verde approvato lo scorso 25 marzo. L'accusa dei comitati è pesante: un "blitz" in consiglio comunale avrebbe inserito emendamenti dell'ultimo minuto capaci di stravolgere la natura pubblica e gratuita dei polmoni verdi cittadini, trasformandoli in spazi commerciali e aree per eventi a pagamento. Nonostante le rassicurazioni iniziali, gli attivisti denunciano come la versione definitiva del testo abbia riaperto la porta alla somministrazione di cibo e bevande, inizialmente vietata.

Attraverso l'analisi dei video della seduta consiliare, in attesa della pubblicazione ufficiale sull'albo pretorio, è emerso il via libera all'installazione di strutture di ristoro amovibili all'interno dei parchi. Sebbene queste debbano essere "ecocompatibili" e soggette ad autorizzazioni, i comitati temono che si tratti del primo passo verso una mercificazione selvaggia, simile all'invasione di dehors che ha già colpito molte vie e piazze di Napoli. Un altro punto di forte frizione riguarda l'organizzazione di eventi a pagamento. Il regolamento stabilisce una deroga al divieto di manifestazioni con biglietto d'ingresso qualora siano organizzate dal Comune, dallo Stato o da altri enti pubblici, anche in collaborazione con privati.

Un emendamento ha limitato queste attività a un massimo di 30 giorni l'anno per ogni parco, ma la Comunità dei Parchi boccia la misura definendola un "modello piazza Plebiscito": una sequenza continua di eventi chiusi al pubblico non pagante che sottrarrebbe, di fatto, il bene comune ai cittadini, creando disagi ai residenti come già accaduto lo scorso settembre nel cuore della città. Gli ambientalisti contestano duramente anche il ricorso al partenariato pubblico-privato per la manutenzione delle aree verdi. Secondo la rete sociale, delegare la cura dei parchi ai privati non risolverebbe le carenze strutturali di Napoli, ma creerebbe una pericolosa disparità tra le zone centrali, appetibili per gli investitori, e quelle periferiche, destinate all'abbandono.

Il rischio evidenziato è che la fruibilità del verde resti legata alle sorti economiche del concessionario: se il privato fallisce o perde interesse, il parco rischierebbe la chiusura definitiva. In alternativa alla gestione privata, i comitati chiedono al Comune di attingere alle risorse umane previste dall'accordo siglato nel dicembre 2025 tra il Governo nazionale, il Comune di Napoli e la Città Metropolitana. L'intesa prevede l'inserimento lavorativo di 1.250 persone destinate alla cura del verde e del decoro urbano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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