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03 Aprile 2026 - 09:02
NAPOLI. «Quando abbiamo firmato il Patto con il presidente Draghi, la sfida sembrava quasi impossibile: eravamo schiacciati da un debito miliardario e da una macchina amministrativa svuotata. Oggi, dopo quattro anni di lavoro rigoroso, possiamo dire con orgoglio che Napoli ha rispettato ogni singolo impegno preso con lo Stato. Abbiamo dimezzato il disavanzo e, soprattutto, abbiamo dimostrato che è possibile gestire una grande metropoli del Sud con efficienza europea, pagando i fornitori in anticipo rispetto alla scadenza dei 30 giorni». A dirlo il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, tracciando il bilancio dei primi quattro anni del Patto per Napoli.
UNA BASE DI PARTENZA, NON UN PUNT D’ARRIVO. «Questo non è un punto d’arrivo, ma la base solida su cui stiamo costruendo la Napoli del futuro: una città dove i servizi funzionano perché i conti sono in ordine, stiamo portando avanti molte sfide decisive su rigenerazione urbana, partenariato pubblicoprivato, rete sociale sul territorio e nuove opportunità per i giovani. Ora tocca accelerare per consolidare questa trasformazione in atto» sottolinea il primo cittadino.
PATTO PER NAPOLI, UNA STRADA OBBLIGATA. Che, poi, puntualizza: «Il Patto per Napoli era una strada obbligata perché senza i poteri, noi prima città d’Italia, che abbiamo avuto, e che poi sono stati applicati in tante altre città, e senza le risorse avute, come detto anche dalla Corte dei Conti, saremmo andati in dissesto. Abbiamo intrapreso una strada virtuosa con non solo una riduzione significativa del debito che ha superato il 30%, numero che io non mi aspettavo, abbiamo ripreso le assunzioni, triplicato gli investimenti, abbiamo razionalizzato tanto. Credo che senza il Patto per Napoli non avremmo la Napoli di oggi».
L’USCITA DALLA FASE DI PRE-DISSESTO. Manfredi fissa anche un obiettivo: «Vogliamo èriuscire ad uscire dal pre dissesto nel 2029. Questo ci consentirà di pagare meno tasse e di avere più capacità di investimento e spesa corrente. Il percorso prevede ancora qualche anno, ma abbiamo rispettato dopo quattro anni tutti i parametri e la direzione finanziaria è molto ben definita. Dobbiamo solo completare questo percorso. Mi auguro di riuscire farlo prima della scadenza prevista nel 2032».
L’ACCELERAZIONE SULLE RISORSE STRUTTURALI. Il numero uno di Palazzo San Giacomo evidenzia anche che «vogliamo dare un’accelerazione sia sull’uso dei Fondi sviluppo e coesione che sulla programmazione europea. È un lavoro che stiamo portando avanti con la Regione Campania ed è fondamentale per fare in modo di continuare la politica di investimenti per sostenere sia la trasformazione della città che l’economia in vista della conclusione del Pnrr, che è un tema da affrontare a livello nazionale».
IL FUTURO SARÀ A NAPOLI. Sul proprio futuro, a dispetto delle voci che lo vedrebbero possibile leader del centrosinistra e federatore della coalizione nazionale, Manfredi è quanto mai chiaro: «Rimango a Napoli, il mio obiettivo è continuare il lavoro sulla città e portare a termine gli impegni che abbiamo assunto, fare in modo che veramente la città possa uscire definitivamente da queto periodo così difficile e proseguire e consolidare la politica di sviluppo». Escluso anche un rimpasto in Giunta nell’ultimo anno di consiliatura: «Aa volata si fa con la squadra che ha fatto la corsa, non con altri. Per questo motivo metteremo in campo le persone giuste per poter aiutare l’amministrazione e non ci saranno cambiamenti sostanziali».
L’ASSESSORE BARETTA. Dal canto proprio, l’assessore al Bilancio, Pierpaolo Baretta, è chiaro: «I primi quattro anni del Patto per Napoli sono stati la fase dell’emergenza e della semina, ora entriamo in quella della stabilità. Abbiamo gestito con estrema attenzione l’ingente flusso di risorse statali - oltre 600 milioni di euro - concentrandoli nel periodo di massima necessità per abbattere il debito e rilanciare gli investimenti.
La vera vittoria politica è stata l’anticipo dei risultati: l’aver già azzerato le quote di ripiano del disavanzo previste fino al 2032 ci permette di guardare al futuro con meno ansia, nonostante la riduzione dei contributi statali che inizierà dal prossimo anno. La nostra strategia è chiara: compenseremo il calo dei trasferimenti nazionali con un ulteriore potenziamento della riscossione e con una gestione intelligente del nostro immenso patrimonio immobiliare. Napoli non chiede più assistenza, ma esercita la propria autonomia finanziaria con serietà, trasformando ogni euro recuperato dall’evasione in servizi per i quartieri e manutenzione della città».
Infine: «Siamo riusciti a sistemare un bilancio che era disastrato, peraltro praticamente solo aumentando all’inizio dello 0,2% l’addizionale Irpef, per il resto non aumentando la Tari, quindi dal punto di vista fiscale non c’è stato un aggravio. C’è stato invece un beneficio rilevante perché con il risanamento avviato noi siamo in grado di fare delle operazioni che altrimenti non sarebbero state pensate. E infatti si vede, la città cresce, si muove, migliora e basta vedere la presenza turistica, quindi siamo di fronte a un’operazione riuscita».
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