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L’epatite frena la zuppa di cozze, locali restano semivuoti

Paura per i contagi e consumi in calo a Napoli. Al Cotugno casi in discesa, ma resta l'allerta per Pasqua sui mitili

L’epatite frena la zuppa di cozze, locali restano semivuoti

NAPOLI. Quest’anno il Giovedì Santo a Napoli si presenta con un’immagine insolita: pescherie meno affollate e ristoranti lontani dal consueto tutto esaurito. La tradizionale zuppa di cozze paga il prezzo dei timori legati ai recenti casi di epatite A, che hanno spinto molti consumatori a rinunciare a uno dei piatti simbolo della giornata.

Il calo delle vendite riguarda soprattutto cozze e vongole, con ripercussioni sull’intero comparto ittico e dell’acquacoltura, proprio nel periodo in cui storicamente si registra il picco dei consumi. In città, anche locali simbolo della tradizione registrano presenze ridotte. Negli anni passati era difficile trovare posto, ieri, invece, seppure pieni, erano lontani dai livelli abituali di affluenza.

Il clima di incertezza si riflette anche sulle famiglie, molte delle quali hanno scelto di modificare il menù pasquale, rinunciando a una consuetudine radicata da secoli. La zuppa di cozze, infatti, affonda le sue origini nella tradizione borbonica e rappresenta un rito collettivo che unisce cultura popolare e identità gastronomica.Eppure, dal punto di vista sanitario, i dati mostrano segnali incoraggianti.

«La curva dei contagi è in discesa rispetto alle settimane scorse», spiega Novella Carannante, infettivologa dell’ospedale Cotugno, dove sono attualmente ricoverati 35 pazienti. «Il picco c’è stato, ma non è stato severo. Dobbiamo verificare se vi sarà una nuova crescita dopo Pasqua», aggiunge, ricordando che il virus ha tempi di incubazione che possono arrivare fino a cinquanta giorni.

Gli esperti invitano alla prudenza ma senza allarmismi. Il consumo di frutti di mare resta sicuro se si rispettano alcune regole fondamentali, come acquistare prodotti da rivenditori autorizzati, verificare la tracciabilità e consumarli solo dopo adeguata cottura.

A lanciare l’allarme per le ricadute economiche è anche il mondo della cooperazione. Unci Agroalimentare sottolinea come il calo delle vendite si sommi alle difficoltà già esistenti, tra rincari e costi energetici. «Non servono solo aiuti economici, ma anche campagne di informazione», afferma il presidente Gennaro Scognamiglio.

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