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L'inchiesta
03 Aprile 2026 - 09:19
Fiori, biglietti e peluche per Domenico davanti al Monaldi di Napoli
NAPOLI. Proseguono le indagini della Procura di Napoli sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi.
Nella giornata di oggi è stata ascoltata dagli inquirenti la direttrice generale dell’Azienda dei Colli, Anna Iervolino, sentita come persona informata dei fatti. Per circa un’ora la dirigente ha risposto alle domande dei pm e dei carabinieri del Nas, fornendo chiarimenti sulla documentazione acquisita nell’ambito dell’inchiesta e sui protocolli relativi ai contenitori monouso utilizzati per il trasporto degli organi destinati ai trapianti.
La sua posizione non è al momento oggetto di contestazioni. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante della VI sezione guidata dall’aggiunto Antonio Ricci, vede iscritti nel registro degli indagati sette medici del Monaldi con l’accusa di omicidio colposo in concorso. Tra loro il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni, ai quali viene contestata anche la presunta falsificazione della cartella clinica del bambino.
Nei giorni scorsi entrambi sono stati sottoposti a interrogatorio preventivo nell’ambito della richiesta di interdizione avanzata dagli investigatori, attualmente all’esame del gip Mariano Sorrentino. Parallelamente prosegue l’attività del collegio peritale incaricato di analizzare le risultanze dell’autopsia.Sulla vicenda interviene anche il legale della famiglia del piccolo, l’avvocato Francesco Petruzzi, che solleva dubbi sulla gestione della documentazione clinica.
«Se il gip dovesse ritenere plausibile la ricostruzione della difesa – afferma – significherebbe che le cartelle conterrebbero informazioni false. In tal caso non dovrebbero essere a disposizione dei periti».
Il legale sottolinea inoltre come i dati contestati risultino presenti in documenti firmati anche da altri soggetti coinvolti, senza che sia stata presentata alcuna querela di falso da parte dei medici indagati. Un elemento che, secondo la famiglia, merita ulteriori approfondimenti.L’inchiesta resta aperta e punta a chiarire ogni aspetto della vicenda, a partire dalla correttezza delle procedure adottate fino alla ricostruzione delle responsabilità mediche e organizzative legate all’intervento.
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