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L'inchiesta
03 Aprile 2026 - 09:23
Bruno Petrone, il calciatore ferito
NAPOLI. I quattro minorenni coinvolti nell’accoltellamento di Bruno Petrone saranno processati con rito immediato. Il giovane calciatore, diciottenne, era rimasto gravemente ferito nella notte tra il 26 e il 27 dicembre nella zona dei “baretti” di Chiaia. La scelta del rito speciale permetterà di saltare l’udienza preliminare e passare direttamente alla fase dibattimentale, nei casi in cui gli elementi di prova risultino già solidi.
Per tutti gli imputati l’accusa è di tentato omicidio. Il quindicenne indicato come autore materiale del colpo dovrà rispondere anche di porto di arma da taglio: subito dopo l’aggressione, infatti, il coltello sarebbe stato nascosto in un tombino nei pressi del luogo dell’attacco. Secondo quanto riferito inizialmente dalla vittima agli investigatori, l’episodio sarebbe scaturito da motivi banali, legati a un semplice “sguardo di troppo”.
Una ricostruzione che però non ha convinto del tutto gli inquirenti. A mettere in discussione questa versione sono state anche le parole di uno dei diciassettenni coinvolti, che davanti ai giudici del Tribunale per i minorenni ha dichiarato che fino a pochi giorni prima non esistevano tensioni con Petrone.
«Ci salutavamo sempre quando ci incontravamo», avrebbe spiegato, sottolineando come tutti frequentassero gli stessi ambienti della movida e vivessero nello stesso quartiere, San Carlo all’Arena. Una versione che si scontra con quella della pubblica accusa, secondo cui l’aggressione non sarebbe stata casuale ma pianificata come una vera e propria spedizione punitiva.
Gli investigatori ipotizzano infatti che tra il quindicenne e la vittima esistessero precedenti contrasti, riemersi dopo una lite avvenuta pochi giorni prima del fatto. Una tensione mai realmente risolta, sfociata poi nella violenza della notte a Chiaia. I cinque ragazzi coinvolti - quattro arrestati e uno denunciato in stato di libertà - si erano presentati spontaneamente alle autorità, contribuendo così a chiarire rapidamente le dinamiche dell’accaduto.
Nei precedenti step del procedimento i difensori hanno fatto presente che i loro assistiti non hanno precedenti penali, in due vanno a scuola e altrettanti lavorano, né fanno parte di babygang. Anche il contesto familiare non è degradato, appartenendo a famiglie che mai prima avevano avuto a che fare con la giustizia. Ma il gip aveva ritenuto la detenzione in un istituto penale minorile la misura giusta al momento per una vicenda così grave.
Nel frattempo le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dalla procura per i minorenni, continueranno per ricostruire anche l’episodio della settimana precedente: il presunto litigio tra il 15enne e Petrone. «Non solo mi ha picchiato, prima di andarsene si è alzato la maglietta e mi ha fatto vedere una pistola», aveva messo a verbale il minorenne citando due amici che erano con lui, diversi da quelli presenti la notte del ferimento del calciatore. Intanto per i quattro accusati di tentato omicidio il processo è ora dietro l’angolo.
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