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La morte di Domenico
04 Aprile 2026 - 08:45
NAPOLI. Il clima all'interno dell'ospedale Monaldi di Napoli resta teso, sospeso tra l'eccellenza degli interventi salvavita e le macerie giudiziarie dell'inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Un nuovo successo clinico — il complesso trapianto di cuore eseguito con successo dall'equipe del cardiochirurgo Claudio Marra su un uomo affetto da una cardiopatia dilatativa in fase terminale — ha spinto i direttori delle Unità Operative dell'Azienda dei Colli a rompere il silenzio.
Attraverso una lettera aperta, i vertici medici hanno voluto difendere l'onore della categoria e la stabilità dei percorsi di cura in Campania, messi a dura prova dalla pressione mediatica degli ultimi mesi. I medici chiedono con forza che non vengano fatte generalizzazioni sulla loro professione a seguito del decesso del bambino di due anni e mezzo, vicenda che vede attualmente sette colleghi del nosocomio napoletano iscritti nel registro degli indagati.
Nella missiva si sottolinea con vigore come l'attività assistenziale prosegua regolarmente, garantendo ogni giorno la presa in carico di centinaia di pazienti nel segno della qualità e della responsabilità.
L'Azienda viene descritta come un punto di riferimento nazionale insostituibile per le patologie ad alta complessità, dove i professionisti continuano a operare con un senso di coesione e unità che non deve essere scalfito da accertamenti giudiziari ancora in corso.
I firmatari della lettera invocano equilibrio e responsabilità nel racconto pubblico di questa fase così delicata, sostenendo fermamente che singoli episodi, per quanto tragici e gravi, non possano essere assunti come rappresentativi dell'operato quotidiano di un'intera comunità professionale.
Il messaggio è chiaro: il Monaldi non può essere identificato esclusivamente con un errore, ma deve essere giudicato per le migliaia di vite che ogni anno riesce a strappare alla morte grazie a competenze tecniche riconosciute in tutta Italia. Tuttavia, la presa di posizione dei camici bianchi ha innescato l'immediata e piccata reazione della parte civile.
L'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, ha voluto precisare con una nota ufficiale che le ombre e i sospetti gettati sul personale sanitario non provengono dai familiari della vittima, ma dall'interno stesso della struttura. Secondo Petruzzi, sarebbe stato proprio il primario Guido Oppido, durante il suo lungo interrogatorio preventivo dinanzi al Gip di Napoli, a rivolgere accuse dirette verso i suoi colleghi e gli infermieri presenti in sala operatoria quel tragico 23 dicembre.
Il legale ha quindi espresso piena solidarietà alla «comunità medica sana» dell'azienda, sottolineando come la famiglia stia conducendo una battaglia per la verità senza voler criminalizzare l'intera sanità campana, ma puntando il dito esclusivamente contro le specifiche condotte emerse dalle indagini sulla presunta alterazione della cartella clinica.
Si delinea così una frattura profonda e dolorosa: da un lato l'esigenza del Monaldi di preservare la propria credibilità istituzionale e il rapporto di fiducia con l'utenza di Napoli, dall'altro una contesa legale che vede i medici stessi divisi, con accuse incrociate che complicano ulteriormente la ricerca di una giustizia serena per la morte del piccolo Domenico.
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