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«Investii Clemente Amodio con la mia autovettura»

La vendetta di Luisa De Stefano per l’omicidio di Antonio Maione

«Investii Clemente Amodio con la mia autovettura»

NAPOLI. «Ho visto Clemente Amodio transitare su una Transalp e l’ho seguito a bordo della mia macchina. Con me c’era una parente di Antonio Maione, mio cugino. A un certo punto si è creata l’occasione e ho investito Amodio facendolo sbalzare dal mezzo a causa dell’urto da dietro. In quel momento stava parlando con suo fratello Ciro, che faceva il parcheggiatore davanti al cimitero di Poggioreale». Così, ha dichiarato ai pm antimafia il 7 settembre 2024 l’allora neo pentita Luisa De Stefano. Un incidente stradale senza grosse conseguenze per la vittima che rappresentò la ritorsione a distanza di anni compiuta dalla “pazzignana”, esponente di rilievo dell’ala di Ponticelli del clan Rinaldi, per l’omicidio di Antonio Maione.

Quest'ultimo era stato vittima innocente di una vendetta trasversale in quanto fratello dell’autore reo confesso dell’agguato mortale a Salvatore Mazzarella, padre di Roberto, arrestato sabato scorso a Vietri sul mare proprio per quel delitto come presunto mandante ed esecutore materiale insieme con Clemente Amodio. Uno spaccato di camorra inquietante, che trovò nuova linfa dal ritorno in Campania di Ivan Maione, che aveva terminato il periodo di protezione in località segreta. La sua presenza sul territorio campano provocò una recrudescenza dei rapporti tra i clan rivali e riaccese il desiderio di vendetta. Dell’investimento stradale per vendetta ha parlato pure Tommaso Schisa, anch’egli collaboratore di giustizia, figlio di Luisa De Stefano.

«Antonio Maione era il fratello di Vincenza, cugina di mia madre Luisa De Stefano. La finte che ho sull’omicidio è prevalentemente mia madre, ma non esclusivamente. In famiglia infatti, con mia cugina Vincenza Maione e Michele Minichini si sparlava continuamente almeno dal 2016 di uccidere un parente di Clemente Amodio, in quanto sapevamo che era tra gli autori dell’omicidio di Antonio. D’altra parte dopo diversi mia madre lo investì con la sua macchina “onesta”, una Lancia Elefantino verde acqua, alzandolo in aria. Non so se lui riportò lesioni né se sia intervenuto qualcuno». «Negli anni successivi», ha continuato Tommaso Schisa nel corso dello stesso interrogatorio, «non abbiamo potuto realizzare il progetto di eliminare Clemente Amodio, che era detenuto, e poi perché non volevamo compromettere i rapporti tra il clan Mazzarella e i Sarno, alleati. Poi la faccenda è stata accantonata perché avevamo tanti omicidi da commettere. Ma questa cosa Vincenza Maione non la digeriva sostenendo che “ci dovevamo togliere il sangue nostro da terra2. Ribadisco che inizialmente, qua d’era ancora libero, doveva essere eliminato Clemente. Poi è andato in carcere e ci siamo concentrati sul fratello, che potevamo raggiungere. Ma ogni tentativo fallì».

Antonio Maione fu ammazzato il 15 dicembre 2000, cinque anni dopo l’omicidio di Salvatore Mazzarella. Entrambi erano incensurati, lavoravano ed erano estranei ai rispettivi contesti camorristici familiari. Proprio per questo, secondo inquirenti e investigatori, scattò la vendetta trasversale a distanza di cinque anni sulla quale ha fatto luce la procura antimafia. Va comunque sottolineato che Roberto Mazzarella e Clemente Amodio “’o luongo” devono essere ritenuti innocenti fino all’eventuale condanna definitiva. Recentemente il Riesame ha annullato l’ordine di arresto per Amodio in mancanza di indizi sufficienti per la custodia cautelare.

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