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Ponticelli
08 Aprile 2026 - 08:12
La vittima Fabio Ascione
NAPOLI. Un bravo ragazzo, che lavorava e non aveva troppi grilli per la testa. Legatissimo al fratello e alla madre, alla quale ha fatto l’ultima telefonata dal cellulare prima di morire, dopo aver finito il turno al Bingo. Così è descritto Fabio Ascione da familiari e amici, sotto choc.
«Mio cugino lavorava al Bingo, soprattutto di notte. Un ragazzo di 20 anni che lavora di notte non vive, e fare questa fine per nulla lo trovo assolutamente ingiusto», dice con le lacrime agli occhi Martina. «Era un bravissimo ragazzo e non c’entrava nulla con ambienti strani: chi sceglie una certa via sono fatti suoi, ma se io non mi scelgo questa vita non è giusto che debba morire in questo modo. So che ci saranno molti commenti, ma voglio precisare che mio cugino era un bravo ragazzo, solo questo».
Sullo stile di vita del ragazzo la cugina afferma più volte che: «Fabio non aveva chissà quanti amici, la sua routine era uscire dal lavoro, passare per il bar, mangiare qualcosa e tornare a casa a giocare con la PlayStation. Se usciva quando finiva di lavorare era solo per prendere un caffè e mangiare una pizza, basta. Non frequentava discoteche».
Anche uno degli amici più stretti di Fabio conferma il profilo del 20enne: «Siamo cresciuti insieme, e posso dire con certezza che era veramente un bravo ragazzo. Non voleva sapere niente di nessuno: ì lavorava, tornava a casa, si trovava al bar, mangiava qualcosa, non era un ragazzo che si cercava guai o si metteva nei guai».
«Non ci spieghiamo quello che è successo, era veramente quel tipo di bravo ragazzo che pure se litigava, subito dopo doveva cercare di risolvere parlando. Non aveva amicizie pericolose: ragazzi come lui ce ne dovrebbero essere di più», conclude.
Sulle cause della tragica morte del 20enne, la cugina della vittima Martina azzarda un’ipotesi: «Potrebbe essere uno scambio di persona. C’era un gruppo di ragazzi, dovevano colpire qualcun altro e hanno colpito Fabio, lui era completamente lontano da certe cose. Per questo siamo tutti sotto shock e non ci possiamo ancora credere».
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