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Ponticelli

Preso il fedelissimo del ras De Micco

Il clan dei “Bodo” sotto assedio: Lino Carbone, alias “’o gemello”, ritorna in carcere

Preso il fedelissimo del ras De Micco

A entrare in azione sono stati i poliziotti del commissariato Ponticelli; nel riquadro l’arrestato Lino Carbone, alias “’o gemello”

NAPOLI. La giustizia, lenta ma inesorabile, alla fine ha fatto il suo corso. Lino Carbone, alias “’o gemello”, uomo del clan dei “Bodo”, oltre che di massima fiducia del ras Luigi De Micco, forse pensava di essere uscito dai rad di investigatori e magistratura, ma così non è stato.

Il 33enne di Ponticelli, dopo che un paio di anni fa la sua ultima condanna è diventata definitiva, ha ricevuto anche l’ordine di carcerazione. Sulle sue tracce c’erano da tempo i poliziotti della Sezione volanti del commissariato Ponticelli, profondi conoscitori del territorio e delle sue mosse.

La cattura non si è così fatta attendere ed è scattata sabato, quando Carbone è stato intercettato in Edoardo Scarpetta, nella zona conosciuta come il Lotto 10. Intercettato in strada, il “gemello” non ha opposto resistenza all’arresto e si è fatto ammanettare senza particolari problemi.

Per lui si sono così riaperte le porte del carcere, dove sconterà adesso oltre un anno di pena residua. Il suo nome era tornato alla ribalta della cronaca nel febbraio 2023, in occasione dell’ultimo pronunciamento della Cassazione. Mentre Fabio Riccardi, almeno in quel frangente, era tornato a piede libero, i coimputati avevano invece dovuto fare i conti con una sonora stangata.

La Suprema Corte aveva infatti ribadito le pene inflitte in appello a Francesco De Bernardo, Domenico Limatola, Lino Carbone, Roberto Scala, Vincenzo Scala, Gennaro Sorrentino, Roberto Pane, Moreno Cocozza, Rocco Capasso, Nicola Pizzo, Antonio Autore, Giovanni Ottaiano, Giuseppe De Martino, Giuseppe Borriello.

L’inchiesta che li ha portati alla sbarra è la stessa che ha fatto luce sull’omicidio di Salvatore Solla e sul ferimento di Giovanni Ardu, per i quali Luigi De Micco e Antonio De Martino sono stati condannati all’ergastolo; Luigi Esposito e Davide Principe hanno invece rimediato 30 anni a testa. Tornando a Lino Carbone, si tratta di uno dei fedelissimi del capoclan Luigi De Micco, di cui sarebbe stato uno dei guardaspalle, tanto da accompagnarlo sistematicamente quando il ras era ancora a piede libero.

Il suo nome era poi comparso in un’altra inchiesta scottante. Insieme a Umberto Dello Iacolo, uomo del clan De Martino, i famigerati “Xx”, era stato accusato di aver minacciato la compagna del pentito Rocco Capasso. Il pubblico ministero della Dda aveva invocato 6 anni di reclusione a testa per i due imputati.

Il tribunale Napoli, I sezione penale, non aveva però accolto la linea accusatoria. Il collegio difensivo aveva smontato le accuse rese durante le indagini dalla persona offesa e attraverso il controesame ha condotto la donna ad spiegare che forse era stata solo suggestionata dalla presenza all’interno dell’ufficio postale dei due che però né proferirono parola né adoperarono atteggiamenti minacciosi.

Dello Iacolo e Carbone, stando alla ricostruzione della Procura, il 20 giugno 2017 avevano minacciato la figlia di Carla Fabbrocino, compagna del pentito Rocco Capasso, al fine di scoprire in quale località si trovasse l’ex affiliato.

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