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L’INDAGINE
08 Aprile 2026 - 08:31
Nei riquadri Michele Mazzarella, la moglie Marianna Giuliano, Ciro Mazzarella e Marco Ostroschi
NAPOLI. Dopo gli arresti di metà marzo, la Procura di Napoli non molla la presa intorno al clan Mazzarella, sospettato di aver architettato un colossale giro di truffe on line, con vittime in tutta Italia.
La Dda ha fissato gli accertamenti tecnici sui dispositivi informatici e digitali, compreso iCloud, a caccia di nuovi elementi per provare a inchiodare gli indagati alle proprie responsabilità. Il provvedimento è stato firmato pochi giorni fa dai pm Mariasofia Cozza, Simona Rossa e Maria Sepe e nel mirino sono finiti ancora una volta alcuni degli esponenti di punta della cosca, a partire dai cugini Ciro Mazzarella e Michele Mazzarella.
Tra i nomi dei trentuno indagati finiti sotto la lente c’è però anche una new entry: l’esperto informatico Salvatore Mentone Del Sole, alias “il polacco”, considerato dagli inquirenti l’hacker che il clan Licciardi avrebbe “prestato” ai Mazzarella.
L’accertamento tecnico irripetibile è stato affidato ai carabinieri del Nucleo investigativo, chiamati adesso a scandagliare dispositivi fisici e virtuali, nel tentativo di far emergere nuovi elementi utili al consolidamento dell’inchiesta che il mese scorso aveva portato all’esecuzione di dodici arresti a fronte di trentadue indagati.
Tra questi non compariva però ancora “il polacco”. Toccherà nei prossimi step al collegio difensivo provare a dimostrare l’estraneità dei propri assistiti rispetto alle accuse ipotizzate. Tra i difensori, i penalisti Leopoldo Perone, Sergio Lino Morra, Luigi Poziello, Fabrizio De Maio (che assiste proprio “il polacco”), Salvatore Impradice e Gaetano Inserra. Il motore tecnologico era un hacker di soli 25 anni, Mentone Del Sole, noto negli ambienti della malavita come “il polacco”.
Il giovane era l’uomo d’oro del clan Licciardi, prestato ai rivali Mazzarella in nome del profitto comune. Grazie alle sue competenze, l’organizzazione riusciva a mettere a segno colpi incredibili: in un solo giorno, la banda era in grado di incassare tra i 200 e i 300mila euro, semplicemente operando da una postazione informatica.
Il modus operandi era sofisticato e si basava su una combinazione di alta tecnologia e manipolazione psicologica. Il gruppo utilizzava la tecnica dello spoofing, che permetteva di oscurare il reale numero di telefono della banda facendo apparire sul display delle vittime il numero verde ufficiale del proprio istituto di credito.
Per rendere l’inganno ancora più credibile, i malviventi avevano allestito una vera e propria centrale telefonica dove operatori specializzati simulavano perfettamente gli accenti e i dialetti delle diverse regioni italiane, dal Nord al Sud, passando per Barcellona e Madrid.
Le indagini hanno documentato circa 60 truffe tra il 2022 e il 2024. In un caso emblematico, una singola vittima si è vista sottrarre quasi 60mila euro in un colpo solo. “Il polacco” otteneva le liste dei clienti da insider infedeli che lavoravano all’interno delle banche, mentre le piattaforme per clonare i siti web venivano invece pagate in criptovalute per sfuggire alla tracciabilità.
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