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Malanapoli
09 Aprile 2026 - 08:54
NAPOLI. Il giallo dei proiettili. A terra non sono stati trovati bossoli né ogive, nonostante diversi testimoni abbiano riferito di aver visto sparare a ripetizione o sentito il rumore degli spari in rapida successione. Proprio il numero preciso dei colpi esplosi è un tassello importante che ancora manca nella ricostruzione dell’omicidio di Fabio Ascione a Ponticelli. Servirebbe a delineare con precisione se poco prima dell’alba di martedì sia stato compiuto un agguato mirato a uccidere qualcuno o piuttosto sia stata tentata goffamente una stesa finita con la morte di un innocente. Il giorno dopo la morte del 20enne i carabinieri, coordinati dalla Procura antimafia, continuano con ogni risorsa il lavoro investigativo per risalire al movente e agli autori dell’omicidio. Ma si trovano di fronte a elementi contraddittori, a cominciare dalle modalità mafiose in contrapposizione al profilo della vittima, incensurato e senza frequentazioni pericolose.
È possibile che Fabio Ascione conoscesse coetanei vicini alla malavita che bazzicavano la zona delle Case di Topolino, in viale Carlo Miranda. Ma non figurava tra i “sospetti” delle forze dell’ordine per amicizie a rischio. Così come il precedente per camorra di un suo stretto congiunto risale a ben 26 anni fa e ciò cancella ogni ipotesi di una vendetta trasversale postuma. Dunque, è il ragionamento degli inquirenti, dando per buona l’ipotesi che si sia trattato di un agguato mirato al ragazzo c’è una sola possibilità per una spiegazione logica: una vendetta per un litigio avvenuto in precedenza. Ma al Bingo di Cercola dove lavorava come addetto alla consegna delle cartelle, nella sera precedente non sarebbe accaduto nulla di strano.
Gli investigatori hanno compiuto un accertamento, risultato negativo: era andato regolarmente, tornando alle 5 circa a Ponticelli e si era fermato al bar per comprare un cornetto avvisando la madre. Inoltre, non frequentava le discoteche e in ogni caso, nessuno tra gli amici ha riferito di vicende pericolose in cui sarebbe stato coinvolto. Cosicché, giocoforza si torna all’ipotesi che sia morto per errore: uno scambio di persona oppure perché il proiettile esploso per una sparatoria nel mucchio l’avrebbe colpito accidentalmente. In questo secondo caso, bisognerebbe capire se alle 5 e 10 di martedì i 4 pistoleri in azione su 2 scooter volessero compiere una stesa dimostrativa o uccidere qualche affiliato nemico presente in quel momento in via Carlo Miranda.
La zona è sotto l’influenza del clan De Micco, nel recente passato in guerra con i Casella e i D’Amico. Nel rione di Ponticelli in cui abitava, Fabio è ricordato unanimemente come "un braco ragazzo che pensava a lavorare e trascorreva molto tempo a casa". Viveva con la madre, separata dal marito, e con un fratello. Per i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale e della compagnia Poggioreale era uno sconosciuto: non lo sarebbe stato se avesse frequentato abitualmente pregiudicati. In quel caso l’omicidio sarebbe stato più chiaro.
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