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scuola e riforma

Rivolta negli istituti tecnici, docenti pronti alla mobilitazione

Professori allo scontro: salviamo la geografia. Sindacati proclamano lo stato di agitazione

Rivolta negli istituti tecnici, docenti pronti alla mobilitazione

NAPOLI. Le organizzazioni sindacali del comparto Istruzione e Ricerca hanno proclamato lo stato di agitazione per il personale docente, Ata e dirigente degli istituti tecnici statali, una mobilitazione che sta colpendo con particolare vigore le scuole di Napoli e della sua provincia. Al centro dello scontro, che ha già attivato le procedure di conciliazione previste dalla legge 146/90, c'è la riforma degli istituti tecnici i cui nuovi quadri orari minacciano di stravolgere gli organici dal 2026/27. Le sigle Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals, Gilda e Anief denunciano il rischio che centinaia di professori, anche napoletani, diventino soprannumerari, subendo trasferimenti forzati lontano dalle proprie sedi storiche a causa di una frammentazione eccessiva delle materie.

Il punto più critico della protesta riguarda il drastico taglio delle ore di geografia, che negli istituti tecnici subiranno una decurtazione superiore al 40%. La situazione rasenta il paradosso: un singolo docente della classe A021 potrebbe trovarsi a gestire oltre 400 studenti in 18 classi diverse, rendendo di fatto impossibile l'insegnamento efficace in contesti complessi come quelli della metropoli campana e soprattutto dei quartieri priferici. Questa riforma sembra sacrificare definitivamente una disciplina fondamentale proprio mentre la geopolitica torna centrale nel mondo, privando i giovani della capacità di leggere l'attualità e di orientarsi nei cambiamenti ambientali, economici e sociali del territorio.

Secondo i docenti e l'appello lanciato dalla professoressa Angelica Romano, la geografia è da un decennio vittima di una marginalizzazione che ha reso le giovani generazioni italiane tra le più ignoranti d'Europa in materia. Mentre nazioni vicine come la Francia investono fino a 150 ore di insegnamento, l'Italia ha ridotto la disciplina a una «presenza fantasma» di un'ora a settimana per un solo anno, un caso unico e inefficace nel sistema scolastico. Le lacune emerse durante gli esami di maturità a Napoli e le denunce che arrivano dalle università descrivono un analfabetismo geografico allarmante, dove gli studenti confondono stati, capitali e indicatori economici basilari.

La protesta non è solo sindacale ma culturale: senza geografia, settori strategici per la Campania come il turismo, la logistica e la tutela dell'ambiente restano privi di competenze fondamentali. Per questo motivo, i docenti di ogni ordine e grado si sono uniti in un coro che chiede al Governo di modificare il decreto 29/2026. Le richieste specifiche includono il ripristino di tre ore al biennio in tutti i tecnici, il raddoppio delle ore nei licei e il ritorno della geografia turistica nel triennio degli istituti specializzati.

Con un appello al Presidente della Repubblica e una petizione online, il mondo della scuola di Napoli lancia un grido disperato per non lasciare morire un sapere necessario a comprendere le sfide globali e il futuro delle nuove generazioni. L'obiettivo primario ovviamente è evitare che la rimodulazione degli orari trasformi definitivamente e ancora di più il volto della scuola nazionale e partenopea in special modo, dove la sofferenza culturale presenta dei gap non indifferenti attraverso i vari quartieri. I sindacati chiedono inoltre una revisione urgente dei decreti legislativi per garantire continuità didattica e certezza nei rapporti di lavoro, messi a rischio da una frammentazione eccessiva delle materie d'insegnamento.

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