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Il processo
11 Aprile 2026 - 09:36
Nella foto i rilievi dei carabinieri sulla scena del crimine; nei riquadri la vittima Pasquale Manna e il ras Francesco Rea “’o pagliesco”
NAPOLI. Niente sconti per il boss dell’area vesuviana. Imputato con l’accusa di essere il mandante ed esecutore dell’omicidio del suo ex fedelissimo Pasquale Manna, il ras Francesco Rea, alias “’o pagliesco”, ieri pomeriggio ha incassato la prima stangata giudiziaria.
La seconda sezione della Corte di assise di Napoli, accogliendo in pieno la linea della Procura, ha inflitto la pena dell’ergastolo al capoclan. Toccherà ai suoi legali, dopo il deposito delle motivazioni, valutare i margini di manovra per un ricorso in appella. Il verdetto è stato intanto accolto con favore dal penalista Antonio Iavarone, avvocato di parte civile per i familiari di Manna. Speculazione edilizia e racket.
Risiederebbe tra questi due nodi il movente dell’omicidio di Pasquale Manna, inseguito e trucidato mentre di trovava al volante della propria auto all’inizio del marzo 2023. Un delitto efferato, per il quale, dopo un periodo di ritorno a piede libero, era stato nuovamente arrestato il boss del Vesuviano Francesco Rea: insieme a lui sono finiti in manette anche altri due uomini che lo avrebbero agevolato nelle fasi successive al raid (Luigi Romano, poi scagionato, e Giorgio Bilangia, per il quale si era proceduto separatamente).
Se sulle responsabilità di Rea sembrano esserci ad oggi pochi dubbi - il ras è stato infatti inquadrato da diverse telecamere della zona di Volla e Casoria - il motivo che ha innescato il delitto presta ancora il fianco a diversi interrogativi. Punti di domanda che potrebbero però essere chiariti da alcuni importanti collaboratori di giustizia, i quali hanno indicato anche la vittima come un personaggio molto addentro al stangatale dinamiche del temibile clan Veneruso-Rea.
Sul punto, appare di grande interesse investigativo l’interrogatorio reso il 22 ottobre 2020 da Pasquale Matarazzo, ex narcos della zona in affari anche con la camorra di Ponticelli: «Mario Veneruso è il capoclan e prede le decisioni con Pasquale Manna e Vincenzo Pagano in materia di imprenditoria-speculazione edilizia, estorsioni agli imprenditori e all’epoca droga e armi. Prendono anche decisioni per le esecuzioni di omicidi. Mario prende ancora le direttive dal fratello Gennaro, attualmente detenuto».
All’interno dell’organizzazione Manna avrebbe dunque avuto un ruolo tutt’altro che secondario. Una posizione che potrebbe averlo portato a entrare in rotta di collisione con il boss Rea: «Pasqualino Manna - ha aggiunto il pentito Matarazzo - capoclan come sopra precisato... Francesco Rea “pagliesco” è un capoclan che gestisce affari ed è un tutt’uno con Mario Veneruso e cioè se manca la guida su Casalnuovo interviene Veneruso e viceversa. Francesco Rea prende le decisioni da solo e si occupa di imprenditoria-speculazione edilizia, estorsioni agli imprenditori e all’epoca droga e armi su Casalnuovo. Attualmente è detenuto, pertanto tutti gli ordini su Casalnuovo lì dà Mario Veneruso di Volla». Accuse pesanti come macigni, che hanno portato il ras a incassare l’ergastolo.
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