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11 Aprile 2026 - 18:15
AFRAGOLA. Non è solo una questione ambientale, ma una vera emergenza sanitaria e civile.
La Terra dei Fuochi torna al centro dell’attenzione con un importante incontro, lo scorso 8 aprile, che ha segnato l’avvio di operazioni destinate a rimuovere, nel giro di venti giorni, 620 tonnellate di rifiuti dalla discarica abusiva di località Cantariello, tra Casoria e Afragola. Un intervento significativo, voluto dal Governo, ma che fotografa ancora una volta la gravità di una situazione che da anni soffoca un intero territorio. Il Cantariello è oggi il simbolo più evidente di questo fallimento: una distesa di rifiuti a cielo aperto, tra frigoriferi abbandonati e cumuli di indifferenziata, a pochi passi non solo dallo stadio comunale di Afragola, ma anche da poli commerciali frequentatissimi come Ikea, UCI Cinemas e Leroy Merlin. Una vergogna visibile a tutti, ma troppo a lungo ignorata.
E soprattutto, una bomba ecologica. Perché qui, come in molte altre aree della Terra dei Fuochi, i rifiuti non restano semplicemente abbandonati: vengono incendiati. I roghi sprigionano sostanze tossiche che si disperdono nell’aria, penetrano nel suolo e contaminano le falde, con conseguenze devastanti sulla salute dei cittadini. Tumori, malattie respiratorie, aumento della mortalità: dati e testimonianze che da anni raccontano una tragedia silenziosa.
Durante l’incontro tra Governo e istituzioni locali, il sottosegretario Alfredo Mantovano ha parlato senza mezzi termini: «Non è una battaglia, è una guerra». Una guerra che lo Stato dice di combattere da tempo, anche grazie al decreto legge 116 del 2025, che ha rafforzato gli strumenti di contrasto agli ecoreati. Ma se i numeri delle operazioni sono significativi — migliaia di controlli, centinaia di sequestri e denunce — il problema resta drammaticamente attuale.
L’obiettivo annunciato è ambizioso: rimuovere tutti i rifiuti presenti sulle strade entro luglio. Ma la bonifica, da sola, non basta. Lo ha ribadito lo stesso Mantovano, sottolineando la necessità di prevenire nuovi sversamenti attraverso controlli più stringenti, sistemi di videosorveglianza e una control room interforze. Un dispositivo che punta anche sulla cosiddetta “flagranza differita” per colpire chi continua a sversare illegalmente.
Nell’area della cosiddetta Terra dei Fuochi, nel primo trimestre dell’anno, sono stati svolti 4.655 servizi di pattuglia e 201 siti produttivi sono finiti sotto sequestro. Come ha spiegato il prefetto di Napoli, Michele di Bari, sono state inoltre irrogate sanzioni pecuniarie e amministrative per circa 2 milioni e 900mila euro.
Accanto alla repressione, la viceministra dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava ha richiamato l’importanza dell’educazione ambientale e annunciato un prossimo stanziamento da 200 milioni di euro per bonifiche e riqualificazione. Risorse fondamentali, che però dovranno tradursi rapidamente in interventi concreti.
Il punto è proprio questo: l’urgenza. Perché mentre si discute di piani, accordi e stanziamenti, i roghi continuano. E continuano a colpire territori come Afragola, dove intere comunità convivono quotidianamente con l’odore acre dei fumi tossici e con la paura per la propria salute.
Al punto stampa di Afragola è seguita una riunione operativa a Caivano, con la presenza di tutte le principali istituzioni coinvolte — dalla Protezione Civile ai vertici delle forze dell’ordine, fino ai rappresentanti delle procure — che segna un passo avanti nel coordinamento. Ma la sfida resta enorme: trasformare l’ennesimo intervento straordinario in una soluzione strutturale.
Perché la Terra dei Fuochi non può più essere raccontata come un’emergenza ciclica. È una ferita aperta da decenni, e luoghi come il Cantariello dimostrano che il tempo delle promesse è finito.
Spegnere gli incendi, bonificare i terreni, fermare gli sversamenti illegali: non è più solo una priorità politica. È una necessità urgente per garantire il diritto alla salute e alla dignità di migliaia di cittadini.
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