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Ponticelli

Fabio ucciso per errore, l’ipotesi choc

Il colpo potrebbe essere partito, scarrellando l’arma, da un coetaneo in quel momento a poca distanza da lui

Fabio ucciso per errore, l’ipotesi choc

I carabinieri sul luogo della sparatoria che ha visto come vittima il 20enne Fabio Ascione (nel riquadro)

NAPOLI. Fabio Ascione è morto martedì scorso a Ponticelli per una possibile tragica circostanza sfortunata: si sarebbe trovato sulla traiettoria di un colpo di pistola partito per errore da qualcuno vicino a lui, maneggiando o scarrellando l’arma, oppure diretto a un coetaneo che si trovava a poca distanza.

Ormai le piste più battute sembrano soltanto queste due mentre l’ipotesi che nel mirino ci fosse il 20enne incensurato sarebbe stata accantonata. Manca però l’ultimo miglio per chiudere il caso, almeno da un punto di vista investigativo. Così si spera in un aiuto dai risultati dell’autopsia, eseguita l’altroieri pomeriggio prima dell’ultimo saluto direttamente al cimitero di Poggioreale.

Sarebbe utile stabilire la traiettoria del proiettile che ha centrato al torace la vittima. Le indagini purtroppo sono ostacolate dall’omertà. Vanno avanti a fatica per la scarsa o nulla collaborazione dei testimoni rintracciati e ascoltati, una decina. Quasi tutti hanno fornito versioni contrastanti, poco credibili o palesemente inventate con l’obiettivo secondo gli inquirenti di proteggere il responsabile del delitto: un minorenne o un neo maggiorenne, seguendo le voci provenienti dal territorio, parente di un pregiudicato di camorra del quartiere legato al clan De Micco.

Il nome dell’autore dello sparo fatale comparirebbe già nell’elenco dei “sospetti” in mano ai carabinieri e alla Dda, ma evidentemente gli indizi raccolti ancora non bastano per un provvedimento di fermo. Infatti non è chiarissima la dinamica del delitto a causa del depistaggio in atto: qualcuno ha parlato di sicari in macchina, altri in motocicletta.

Cosicché con il passare delle ore aumenta il terribile sospetto che alle 5 dello scorso 7 aprile nessuno abbia sparato per uccidere, bensì si sia trattato di fuoco amico. Dagli accertamenti finora è emerso che nella sera precedente alla notte del 7 aprile un gruppo di giovani malavitosi di Ponticelli, di cui uno almeno armato, in seguito avrebbe sparato a Volla contro coetanei del luogo, senza ferire nessuno.

Questi ultimi intorno alle 5 si sarebbero presentati in via Carlo Miranda, nei pressi di un bar, mostrando minacciosamente una o più pistole senza fare fuoco ma scatenando il fuggi fuggi. I giovani del luogo si sarebbero allontanati frettolosamente, rifugiandosi nella zona delle cosiddette case di Topolino, alloggi popolari costruiti nel dopoguerra e sotto l’influenza del clan De Micco, i famigerati “Bodo”.

Tornando a casa, là è arrivato Fabio Ascione, fermandosi a parlare con alcuni amici fermi vicini ai componenti del gruppo protagonista del litigio a Volla. Va sottolineato che il 20enne era estraneo a contesti camorristici e lavorava come addetto alla cassa di un Bingo di Cercola, però abitando in quel quartiere di Ponticelli conosceva un po’ tutti i coetanei, compresi coloro che hanno fatto una scelta diversa di vita. Fino a questo punto la ricostruzione degli eventi è certa, tanto più che sui social qualche giorno dopo sono comparsi post minacciosi tra cui un inquietante “spero che i Bodo arrivino prima di noi del Parco“, scritti dai ragazzi di Volla.

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