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SAN GIOVANNI A TEDUCCIO

«Ecco com’erano vestiti i killer»

Le altre dichiarazioni agli atti dell’inchiesta contro Roberto Mazzarella e Clemente Amodio

«Ecco com’erano vestiti i killer»

Roberto Mazzarella

NAPOLI. Agli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Antonio Maione, vittima di una vendetta trasversale, ci sono le dichiarazioni di Antonio Costabile “’o cerrano” che cita il racconto di un testimone oculare.

Quest’ultimo descrisse al futuro collaboratore di giustizia l’abbigliamento dei presunti sicari: Roberto Mazzarella, ritenuto anche il mandante dell’agguato, e di Clemente Amodio “’o luongo”, accusato dalla procura antimafia di essere l’esecutore materiale ma per il quale il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare a suo carico.

Non solo: il testimone avrebbe anche aggiunto che Mazzarella, con il volto parzialmente coperto da un berretto, «voleva essere riconosciuto». Antonio Costabile ha messo a verbale nell’interrogatorio ai pm antimafia che «Antonio Maione, per come mi ha raccontato,era entrato nella salumeria per comprare un panico con due ami. Lui si trovava vicino all’ingresso quando entrarono i due sicari: Roberto Mazzarella con un berretto in testa e Clemente Amodio, riconoscibile facilmente perché è molto alto». Il pentito ha poi continuato: «Il primo a sparare è stato Roberto Mazzarella, poi è subentrato Amodio. Antonio Maione ha cercato di fuggire da un’uscita che dà sul retro, ma ha trovato un uomo a sbarragli la strada chiudendo la porta».

Altri pentiti hanno corroborato le accuse di Antonio Costabile, tra i quali Tommaso Schisa, Umberto D’Amico “’o lione” e Luisa De Stefano “’a pazzignana”, ultima a passare dalla parte dello Stato. Roberto Mazzarella è ancora nel carcere di Salerno. Durante l’interrogatorio davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi soltanto ad annuire alla domanda se fosse suo il documento falso con cui aveva affittato l’appartamento nel resort di lusso di Vietri sul Mare.

I militari dell’Arma del reparto operativo (guidato dal colonnello Antonio Bagarolo) lo hanno bloccato poco prima dell’alba di Sabato Santo. Stava dormendo e come i ras vecchio stampo, non ha battuto ciglio durante le operazioni della cattura. Attorno a lui in silenzio, ma dispiaciuti, c’erano la moglie e i due figli.

Tutti gli ospiti della lussuosa villa sono stati svegliati per il blitz, chiedendosi cosa stesse succedendo. Sulla testa di Roberto Mazzarella, ritenuto il reggente del clan da quando i cugini Ciro e Michele finirono in manette per camorra, pendeva un’ordinanza di custodia cautelare per l'omicidio di Antonio Maione. Un cold case datato dicembre 2000, sul quale si sono accesi i riflettori grazie alle dichiarazioni degli ultimi pentiti.

Il 48enne è accusato di essere il mandante del delitto, maturato secondo la procura antimafia per una vendetta trasversale. A eseguire il delitto, secondo l'accusa respinta dal tribunale del Riesame, sarebbe stato Clemente Amodio “’o luongo”. Per lui i giudici hanno annullato il provvedimento restrittivo, accogliendo la tesi difensiva degli avvocati Leopoldo Perone, Mauro Zollo e Valerio Spigarelli. Entrambi gli indagati comunque, devono essere considerati innocenti fino all’eventuale condanna definitiva

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