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Il processo
14 Aprile 2026 - 07:51
Nei riquadri gli imputati Francesco Pio, Luigi e Giuseppina Valda e Antonio e Pasquale Saiz
NAPOLI. Droga e guerriglia nel cuore del periferia est di Napoli, dopo l’ergastolo per l’omicidio dell’innocente Francesco Pio Maimone, arriva una nuova stangata giudiziaria per l’emergente ras e il suo clan “familiare”.
Ieri pomeriggio la prima sezione della Corte di appello ha confermato la condanna già inflitta in primo grado a Francesco Pio Valda e alla sorella Giuseppina Valda, che rimediano così ancora una volta, rispettivamente, 15 anni e 4 mesi e 9 anni e 4 mesi. La sentenza ha però riservato anche alcuni importanti colpi di scena.
I giudici di appello, pur confermato la bontà delle accuse mosse dalla Dda, ha infatti rideterminato le pene per gli altri sette imputati, ai quali sono state concesse le attenuanti generiche. Emmanuel Aprea ha così rimediato 4 anni di carcere, Antonio Saiz 5 anni e 9 mesi, Pasquale Saiz 9 anni e 4 mesi, Pasquale Ventimiglia 7 anni, Giuseppina Niglio 7 anni, Luigi Valda 7 anni e 10 mesi.
Per Salvatore Mancini, difeso dagli avvocati Giuseppe Milazzo e Onofrio Annunziata, la Corte di appello ha escluso l’aggravante della finalità mafiosa, disponendo per lui una condanna ad appena 1 anno e 4 mesi. Da un lato gli Aprea-Valda, dall’altra i Cuccaro-Ronza.
Un anno e mezzo di indagini e la guerra sotterranea di Barra, senza azioni eclatanti ma con ferimenti, bombe e stese, è emersa nitidamente grazie a una serie di intercettazioni a carico soprattutto dei componenti la famiglia retta dal ras Ciro Valda “macchiulella” fino al momento della morte violenta, avvenuta nel 2013. Tra loro c’è il figlio Francesco Pio Valda, autore dell’omicidio dell’innocente Francesco Pio Maimone.
Tra i due clan era in corso da tempo anche una contrapposizione sui social con minacce reciproche. Nel marzo del 2024 gli esperti poliziotti della Squadra mobile avevano messo a segno un altro importante colpo, arrestando 11 persone ritenute, avario titolo, legate ai ValdaAprea.
Loro hanno compiuto le indagini, coordinate dalla Dda, eseguendo i provvedimenti restrittivi. Tra i destinatari figuravano i fratelli Luigi, ritenuto il reggente dell’organizzazione nonostante fosse detenuto grazie all’utilizzo di cellulari entrati illecitamente in carcere, e Francesco Pio.
Ma anche la sorella Giuseppina e la nonna Giuseppina Niglio, in età da pensione ma arzilla e combattiva. Così in carcere sono finiti, o hanno ricevuto dietro le sbarre il nuovo provvedimento restrittivo, Emmanuel Aprea, Salvatore Mancini, Luigi Minichino, Giuseppe Perna, Antonio Saiz, Pasquale Saiz, Pasquale Ventimiglia e appunto, la Niglio e i tre fratelli Valda. I reati ipotizzati andavano, a seconda delle posizioni, dall’associazione mafiosa al traffico di droga.
Sono stati anche chiariti dagli investigatori il tentato omicidio di Ciro Marigliano e alcune azioni di fuoco condotte dal killer di Mergellina. Determinanti ai fini dell’inchiesta e per ricostruire l’organigramma della cosca si era rivelata in particolare un’intercettazione a carico del detenuto Luigi Valda.
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