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L'inchiesta

Raid a Caivano, l’ombra del clan Amato-Pagano sul Parco Verde

Fuga finita per il commando, determinanti telecamere e intercettazioni. All’appello mancano però nove complici

Raid a Caivano, l’ombra del clan Amato-Pagano sul Parco Verde

Nella foto il momento in cui il commando è entrato in azione; nel riquadro Michael Rossi, uno dei tre arrestati

CAIVANO. Proveniva da Scampia il gruppo di motociclisti che nel pomeriggio del 27 settembre scorso, entrarono all’interno del Parco Verde di Caivano, dando corso a una stesa per manifestare la propria predominanza criminale nel rione. Tre le persone destinatare della misura cautelare che porta la firma del gip Federica Girardi.

Ad eseguirla sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna, su richiesta della Direzione sistrettuale antimafia di Napoli. I tre destinatari della misura sono Antonio Cangiano, 41 anni, Salvatore D’Arco, 27 anni, già detenuto perché arrestato in fragranza di reato lo scorso 26 marzo a Caivano, e Michael Rossi, 23 anni, anche lui già detenuto agli arresti domiciliari.

A carico dei tre arrestati pende l’accusa di pubblica intimidazione con l’uso di armi e porto illegale di armi, aggravati dalle modalità mafiose. I fatti contestati risalgono al 27 settembre del 2025. Nel corso delle indagini partite nell’immediatezza dei fatti, i carabinieri hanno accertato che i soggetti materialmente coinvolti sono almeno una dozzina. Sei le moto utilizzate per il folcloristico show nelle strade cittadine.

Uno dei soggetti, non destinatario dell’attuale misura cautelare abitava all’interno del Parco Verde. Sarebbe stato lui ad accogliere i “sodali” prima della stesa, fornendo, forse le giuste indicazioni come muoversi. Quindici sono stati i colpi esplosi, solo otto di questi sono successivamente repertati dai carabinieri della sezione rilievi del Gruppo di Castello di Cisterna.

Le moto utilizzate avevano quasi tutte la targa scoperta e i tre indagati, per i quali vale comunque ed in ogni modo la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva passata in giudicato, viaggiavano su quelle potenti moto a viso completamente scoperto.

Secondo i militari l’azione posta in essere era sostanzialmente quel la di affermare una nuova egemonia criminale in quel territorio, da parte di soggetti già legati alla criminalità organizzata napoletana, “parenti acquisiti” dopo i recenti fermi effettuati a carico degli esponenti apicali del cartello criminale: “Sautto-Ciccarelli”.

È chiaro che, nonostante la pressione costante e persistente delle forze dell’ordine nella casba del Parco Verde, i cartelli criminali operanti si sono “riciclati e rivitalizzati” facendo giungere, in soccorso, i loro “parenti”, residenti fuori dall’area caivanese. Non a caso proprio Salvatore D’Arco, legato da vincoli di vicinanza con i Sautto, ora destinatario della misura cautelare per la stesa, è stato arrestato il 26 marzo dai carabinieri della stazione di Caivano per spaccio di stupefacenti.

Il noto personaggio venne raggiunto dai carabinieri di Caivano al quarto piano delle palazzine A33, e arrestato nella flagranza del reato, mentre si chinava per prelevare dal nascondiglio il materiale necessario per iniziare l’attività di spaccio. Ovviamente per quella brutta serata, sono da ricercare almeno 9 persone, quasi tutte giunte da fuori, che consapevolmente hanno deciso di sfidare lo stato.

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