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Il congresso
17 Aprile 2026 - 15:36
C’è un filo rosso che lega le grandi trasformazioni della medicina di oggi: passa dai bambini. È qui, infatti, che si leggono in anticipo gli effetti dei cambiamenti ambientali, delle innovazioni tecnologiche e delle nuove strategie di prevenzione. È da questa consapevolezza che è stato inaugurato, nella Sala Galatea della Stazione Marittima di Napoli, il Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), che mette al centro una domanda chiave: come cambierà la salute dei bambini nei prossimi anni?
Ad aprire il confronto è stata la presenza dell’Onorevole Giorgio Mulè, promotore della Legge 130/2023 sullo screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia che vede l’Italia essere paese apripista nella prevenzione.
Un test semplice, basato su una goccia di sangue, che consente di individuare precocemente i bambini a rischio, anche anni prima dei sintomi. I primi risultati del progetto pilota D1CeScreen, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute, la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) nella figura dei Presidenti Valentino Cherubini e Antonio d’Avino, parlano chiaro: positività allo screening pari allo 0,97% per il diabete di tipo 1 e al 2,8% per la celiachia, su oltre 5.000 bambini coinvolti.
Per le famiglie significa una cosa molto concreta: evitare esordi improvvisi e pericolosi e avviare un monitoraggio precoce e sicuro.
«L’attenzione verso il diabete di tipo 1 e la celiachia nasce dall’ascolto delle famiglie e della comunità scientifica - afferma Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera di Deputati - Troppi eventi tragici ci imponevano un salto di qualità nella prevenzione. Parliamo di patologie che spesso si manifestano improvvisamente nei bambini e negli adolescenti, talvolta con conseguenze molto gravi, proprio perché non diagnosticate in tempo. Da qui la necessità di una legge all’avanguardia che introducesse uno screening nazionale, sistematico e gratuito, capace di individuare precocemente i segnali della malattia. Con la legge 130 del 2023, abbiamo voluto colmare un vuoto e dare all’Italia uno strumento moderno di prevenzione, conferendo al nostro Paese il primato mondiale nell’avviare un programma strutturato di individuazione precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia in età pediatrica».
Accanto alla prevenzione, è la tecnologia a ridisegnare in profondità il modo di fare diagnosi. L’intelligenza artificiale sta aprendo scenari che fino a pochi anni fa erano impensabili: non solo supportare il medico, ma ampliare la capacità stessa di osservare, interpretare e prevedere la malattia.
Dalle radiografie analizzate con algoritmi avanzati all’interpretazione automatica della tosse e dei suoni respiratori, fino alla possibilità di prevedere le stagioni polliniche e anticipare i periodi di maggiore rischio, l’IA sta trasformando dati complessi in informazioni clinicamente utili.
«L’intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più promettenti perché può rendere più oggettivi alcuni aspetti della diagnosi che oggi dipendono molto dall’esperienza del singolo clinico. Può aiutarci a individuare precocemente segnali di malattia, a stratificare meglio il rischio e a monitorare nel tempo patologie croniche come l’asma - afferma Gian Luigi Marseglia, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Pavia e Presidente SIAIP - È importante però chiarire un punto: non sostituisce il medico, ma ne potenzia le capacità. L’obiettivo è integrare queste tecnologie nella pratica clinica per migliorare la qualità delle cure e arrivare prima alla diagnosi, soprattutto nei bambini, dove il tempo è un fattore decisivo».
L’intelligenza artificiale amplia la capacità di leggere e interpretare i dati clinici, ma il cambiamento riguarda anche il livello di profondità con cui oggi è possibile definire la diagnosi.
Accanto agli strumenti digitali, si sta infatti affermando un approccio sempre più preciso alla caratterizzazione della malattia, che supera i limiti dei test tradizionali basati su estratti allergenici complessi e spesso poco specifici.
È in questo contesto che si inserisce la diagnostica molecolare, che consente di “entrare” nel dettaglio della risposta allergica e rappresenta oggi uno dei principali punti di svolta nella gestione delle malattie allergiche pediatriche.
«La diagnostica molecolare rappresenta una vera rivoluzione perché ci consente di superare i limiti dei test tradizionali. Non ci limitiamo più a identificare un allergene in modo generico, ma analizziamo le singole componenti molecolari che scatenano la risposta allergica. Questo ci permette di distinguere tra sensibilizzazioni realmente pericolose e fenomeni di cross-reattività che spesso portano a diagnosi fuorvianti. Il risultato è molto concreto: meno errori, meno restrizioni inutili – penso soprattutto alle diete nei bambini – e soprattutto la possibilità di costruire percorsi terapeutici personalizzati, più efficaci e più sicuri. È un passaggio fondamentale verso una medicina di precisione anche in allergologia pediatrica», afferma Michele Miraglia del Giudice, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e presidente del 28° Congresso Nazionale SIAIP.
Ad una diagnosi più precisa, si affianca una cura che è cambiata e continua a cambiare profondamente. Negli ultimi anni, infatti, l’evoluzione delle conoscenze sui meccanismi alla base delle malattie allergiche ha aperto la strada a un nuovo modo di trattare i bambini, superando l’approccio tradizionale basato prevalentemente sul controllo dei sintomi.
Oggi non si interviene più solo per “spegnere” l’infiammazione, ma per colpire in modo mirato i processi biologici che la determinano. È questo passaggio – dalla gestione dei sintomi alla comprensione dei meccanismi – che rende possibile una terapia più efficace, più personalizzata e, soprattutto, più sostenibile nel tempo.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita significativa delle patologie allergiche e immunologiche in età pediatrica: si stima che fino al 40% dei bambini sotto i 14 anni presenti una forma allergica - prosegue Marseglia - Questo dato ci dice che non siamo di fronte a un fenomeno marginale, ma a una vera e propria condizione cronica diffusa che incide sulla qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie. In questo scenario, gli anticorpi monoclonali rappresentano un cambio di paradigma. Si tratta di terapie mirate che agiscono su specifici meccanismi della malattia e non in modo generico. Questo ci consente di trattare in maniera più efficace i casi più severi, ridurre le riacutizzazioni, limitare l’uso di corticosteroidi e migliorare in modo significativo la vita quotidiana dei pazienti. È l’ingresso concreto nella medicina di precisione: non trattiamo più solo la malattia, ma il singolo bambino, con le sue caratteristiche specifiche».
L’innovazione tecnologica e terapeutica apre nuove prospettive, ma l’ambiente, i cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo raccontano cosa sta accadendo già oggi. L’inquinamento, le temperature mutevoli stanno incidendo sulla qualità dell’aria e prolungando le stagioni polliniche, aumentando l’esposizione dei bambini agli allergeni.
«Quello che stiamo osservando oggi è un cambiamento profondo del quadro allergologico in età pediatrica. Le allergie stanno diventando più frequenti, più precoci e spesso più complesse da gestire. Il punto è che non possiamo più considerarle solo una predisposizione individuale: l’ambiente gioca un ruolo determinante - continua Miraglia del Giudice - L’aumento delle temperature, l’inquinamento atmosferico e la maggiore concentrazione di pollini stanno creando una combinazione che amplifica il rischio e la severità delle manifestazioni cliniche. Questo significa che dobbiamo cambiare approccio: non basta più curare il sintomo, ma è necessario agire anche sui fattori ambientali e aiutare le famiglie a riconoscere e gestire meglio le situazioni di rischio quotidiano».
Prevenzione, innovazione diagnostica e terapeutica e attenzione all’ambiente: quattro dimensioni che oggi si intrecciano e ridefiniscono la pediatria sul quale investire per difendere la salute dei bambini.
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