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Il protocollo
18 Aprile 2026 - 08:25
NAPOLI. Il Comune di Napoli e la Procura della Repubblica hanno stretto un patto strategico per imprimere un'accelerazione decisiva all'abbattimento dei manufatti illegali. Una delibera di giunta dello scorso 2 aprile ha infatti approvato lo schema di un protocollo d'intesa volto a coordinare gli interventi di demolizione delle opere abusive, con un focus particolare sui circa 430 incarichi attualmente pendenti e affidati direttamente al sindaco. Si tratta di procedure che riguardano spesso abusi considerati "minori", ma che incidono profondamente su aree sensibili della città, inclusi il centro storico tutelato dall'Unesco e diverse zone sottoposte a vincolo paesaggistico.
Il protocollo mira a risolvere un paradosso burocratico che dura dal 2009. Sebbene il Testo Unico dell’Edilizia assegni ai Comuni il compito di contrastare l'abusivismo, finora è mancata una strategia organica tra le istituzioni per gestire le sentenze penali definitive. Secondo l'accordo, la Procura stabilirà le priorità degli interventi tramite appositi ordini di servizio, mentre l'amministrazione comunale di Napoli si farà carico degli adempimenti amministrativi e finanziari. Questo include la richiesta di finanziamenti alla Cassa Depositi e Prestiti, il pagamento delle ditte esecutrici e il successivo recupero delle somme spese dai soggetti condannati, che devono farsi carico dei costi della demolizione. Una delle novità più rilevanti riguarda l'ottimizzazione delle risorse e dei tempi.
Il Comune di Napoli utilizzerà strumenti di geolocalizzazione per mappare gli abusi e individuare quelli situati in zone limitrofe: l'obiettivo è organizzare abbattimenti congiunti nello stesso quartiere, massimizzando l'economicità delle operazioni e riducendo l'impatto logistico. Questa sinergia istituzionale punta a dare un segnale forte di legalità, assicurando che le condanne passate in giudicato non restino sulla carta ma si traducano in azioni concrete di ripristino del decoro urbano e della sicurezza territoriale. Considerando che molti di questi abusi ricadono nel perimetro Unesco di Napoli, si ritiene che questa nuova stretta possa davvero aiutare a tutelare meglio il patrimonio storico della città.
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