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l'inchiesta
18 Aprile 2026 - 08:38
NAPOLI. Pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, non si è nascosto dietro il silenzio. Ha preso coraggio e, tra le lacrime, ha ammesso le proprio responsabilità: «È partito il colpo, ma è stato un errore. Non volevo uccidere il mio amico». Dopo la confessione del minorenne K.V., accusato “solo” di detenzione e porto di armi, anche Francescopio Autiero riconosce il proprio ruolo nella maledetta notte di sangue consumata a Ponticelli poco prima dell’alba di martedì santo. Il 23enne, atteso per l’udienza di convalida davanti al gip Giovanni de Angelis, ha reso una breve dichiarazione spontanea. Una confessione che, ovviamente, non ha mutato il quadro indiziario e neppure le esigenze cautelari. Dopo una lunga camera di consiglio, il gip ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere.
Autiero resta dunque a Secondigliano. Difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Simone Grossi, Francescopio Autieri ha dunque ammesso gli addebiti. Ha reso una dichiarazione spontanea, sostenendo che il colpo di pistola sarebbe partito per errore mentre maneggiava l’arma dopo un conflitto a fuoco con una gang rivale. Su quest’ultimo aspetto il giovane presunto assassino non ha però fornito delucidazioni. Toccherà nei prossimi giorni al tandem difensivo individuare eventuali margini di manovra per ricorrere al tribunale del Riesame.
Ad oggi resta però la valutazione, durissima, del giudice, secondo il quale Autiero sarebbe «pronto a commettere ulteriori reati per conto del sistema criminale di riferimento». E ancora: «Nessun’altra misura si stima adeguata, in considerazione delle modalità allarmanti dei fatti e della negativa personalità dell’indagato». Vale la pena ricordare che il 23enne, anche in ragione di un rapporto di stretta parentela, è considerato dagli inquirenti della Dda vicino agli ambienti del clan De Micco, vale a dire i famigerati “Bodo”, ormai diventato il gruppo egemone in quasi tutta Ponticelli, compresa la zona del Parco Topolino, il complesso di edilizia popolare di viale Carlo Miranda in cui è stato ucciso il 20enne Fabio Ascione.
Quella notte in strada alcuni giovani di Volla vicini al clan Veneruso-Rea e il gruppo di Autiero si erano affrontati a colpi di pistola. Questi ultimi vengono accusati di compiere furti d’auto nella cittadina vesuviana confinante con Ponticelli, per cui intorno alle 4,50 del 7 aprile parte una spedizione punitiva preceduta da minacce. In tre raggiungono la zona di Ponticelli frequentata abitualmente da Francescopio, che però temendo un attacco nei pressi del “Lively Coffee” si fa consegnare da un amico cugino di Ascione (non indagato) la pistola utilizzata più tardi. Qualcuno avvisa che in giro c’è la Volskwagen e con uno scooter partono il 17enne alla guida e Autiero. Sparano sia il 23enne dalla moto che qualcuno dall’auto. Al campetto si ferma poi con una decina di coetanei. A circa 40 centimetri c’è Autiero, che impugna la pistola, vantandosene. Forse per una pressione improvvisa parte il maledetto colpo fatale.
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