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18 Aprile 2026 - 08:43
NAPOLI. Un agguato dai contorni a dir poco misteriosi rischia di riaccendere l’eterna faida di Miano. Dopo un breve periodo di tranquillità apparente, le strade del quartiere sono tornate a insanguinarsi. A finire nel mirino una vittima “eccellente”, il rampollo Vincenzo Lo Russo, figlio del ras Domenico Lo Russo e nipote del capoclan recentemente scarcerato, Giuseppe. Il 33enne è stato colpito in circostanze al momento poco chiare mentre si trovava a suo dire nella zona di Marianella. Sta di fatto che i cinque colpi di pistola esplosi dal commando sembrano lasciare pochi dubbi sull’effettiva matrice del raid. Le indagini sul caso sono adesso condotte dai carabinieri, che comunque non escludono ancora nessuna ipotesi.
L’allarme è scattato intorno all’una di ieri notte. È a quell’ora che i carabinieri sono intervenuti al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli, dove poco prima il 33enne Vincenzo Lo Russo si era presentato in ospedale perché ferito da cinque colpi di pistola. La vittima era rimasta ferita al braccio sinistro, alle gambe e nel basso schiena. Il pregiudicato non è in pericolo di vita, ma resta in osservazione in attesa di essere sottoposto a un intervento chirurgico. Da una prima sommaria ricostruzione ancora al vaglio degli inquirenti, pare che Lo Russo junior sia stato ferito in un tentativo di rapina in una zona del quartiere Marianella. Il sopralluogo dei carabinieri ha dato esito negativo.
Una circostanza, questa, che certamente non depone a suo favore. I carabinieri ritengono infatti la sua deposizione poco attendibile. L’ipotesi al vaglio, dunque, è che il rampollo dei “Capitoni” possa essere stato ferito nell’ambito di un regolamento di conti. Sullo sfondo, neanche a dirlo, la faida di camorra che da anni insanguina le strade di Miano e Scampia. Vincenzo Lo Russo ha del resto alle spalle un curriculum criminale non proprio trascurabile. Arrestato nel 2016 nell’ambito dell’inchiesta che aveva svelato gli interessi dei “Capitoni” nel racket del pane, era poi nuovamente finito in carcere nel 2020, quando la condanna per estorsione era diventata esecutiva.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, così come sono profondamente mutati nel frattempo gli equilibri malavitosi nella zona di Miano. Dopo il tracollo del gruppo dei “Capitoni”, il quartiere è stato dilaniato dallo scontro fratricida tra i gruppi satellite che facevano capo alle famiglie Balzano (Miano di sotto) e Cifrone (Miano di sopra). Decapitati anche loro dagli arresti, in tempi più recenti sono finiti ai ferri corti i loro eredi: gli Scognamilio (per i Balzano) e i Pecorelli-Catone (per i Cifrone), entrambi ancora attivi nonostante le inchieste da cui sono stati colpiti. Un mosaico criminale complesso, all’interno del quale i “superstiti” del vecchio clan Lo Russo avrebbero preso posizione affiancandosi ai Pecorelli-Catone. In ballo, ancora una volta, ci sarebbero le sempre remunerative piazze di spaccio di droga e il giro di estorsioni ai danni dei commercianti.
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