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L'intervento
20 Aprile 2026 - 13:52
«Scegliendo Napoli per il suo primo anniversario, il Santo Padre non viene a celebrare un'istituzione, ma viene a farsi pellegrino tra le nostre contraddizioni, tra la bellezza che incanta e le ferite che ancora sanguinano». Questo il messaggio con cui l'arcivescovo metropolita di Napoli, Domenico Battaglia, saluta l'arrivo in città di papa Leone XIV il prossimo 8 maggio, nel primo anniversario del suo pontificato.
Battaglia, intervenendo nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nel Palazzo arcivescovile, ha spiegato: «Accogliere il Papa significa, per noi, rinnovare l'impegno a non girare lo sguardo dall'altra parte davanti al disagio dei nostri giovani e alla solitudine degli ultimi. La sua presenza tra il Duomo e piazza del Plebiscito deve essere un incoraggiamento a trasformare la speranza in un impegno civile concreto, perché la fede senza le opere è una lampada senza olio».
«Noi - ha evidenziato l'arcivescovo - non accogliamo un ospite lontano, ma un fratello che nel giorno del suo sì più grande ha scelto di stare con noi, qui dove la speranza combatte ogni giorno contro la rassegnazione. Papa Leone XIV non viene tra noi come un potente della terra che conta eserciti o mercati, viene come un pellegrino di pace, un uomo di Vangelo. Viene l'8 maggio, nel primo anniversario della sua elezione, e non è un caso. Sceglie noi, sceglie questa terra di vicoli e di mare, dove la bellezza convive con il fango, dove la speranza è un esercizio quotidiano di resistenza. Il Papa camminerà con noi. La sua presenza è un invito a dire che c'è un'altra strada rispetto alla violenza e all'indifferenza».
«Papa Leone - ha aggiunto Battaglia - ci ricorda che la pace non è un'utopia lontana, ma si costruisce abbassando le armi dell'odio e rialzando chi è caduto. E porta una pace che non si impone, ma che trasforma, la stessa pace che cerchiamo per i nostri quartieri e per i figli di questa terra. Napoli ha bisogno di questa pace, che trasforma dal di dentro, partendo dal basso, dalle mani sporche di chi lavora in silenzio per il bene comune. Camminare insieme: questa visita non è un evento di facciata, ma l'impegno di un popolo di accoglienza e fede vera che vuole rialzarsi e sognare ancora».
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